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# Un operaio ucciso da una lastra di marmo. Nelle cave di Carrara si muore ancora
- URL: https://www.lanalista.it/carrara-il-marmo-e-la-sicurezza-che-manca/
- Published: 2026-08-06T10:29:45.000Z
- Updated: 2026-08-13T17:14:50.000Z
- Description: Un operaio morto ad Avenza, otto ore di sciopero, un distretto da un miliardo e mezzo. Le leve per rendere gli standard omogenei lungo la filiera del marmo.
- Author: L'Analista
- Tags: Sicurezza, Lavoro

A Carrara, il 5 agosto mattina, un operaio di 44 anni è morto schiacciato da alcune lastre di marmo nello stabilimento della ditta Santucci, in via Provinciale Avenza. L'allarme è scattato alle 8:18\. All'arrivo dell'automedica, del mezzo infermieristico e dell'ambulanza della Pubblica assistenza il lavoratore era già deceduto. Gli operatori della prevenzione dell'Asl Toscana nord ovest hanno avviato gli accertamenti per ricostruire la dinamica e verificare il rispetto delle norme di sicurezza.

Feneal Uil, Filca Cisl e Fillea Cgil di Lucca e Massa Carrara hanno proclamato otto ore di sciopero per il 6 agosto in tutto il distretto apuo-versiliese. Nel comunicato congiunto le sigle parlano di «escalation dei gravi infortuni» che «non si ferma» e invocano un confronto urgente tra datori, lavoratori, rappresentanze sindacali, istituzioni e Azienda sanitaria. Le criticità indicate: organizzazione del lavoro, ritmi produttivi «spesso troppo elevati», la sovrapposizione di mansioni sul medesimo addetto, l'esposizione alle nuove condizioni climatiche.

## Massa Carrara nella mappa nera degli infortuni mortali sul lavoro

Il dato che colpisce riguarda l'incidenza. Secondo le rilevazioni dell'[Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente di Vega Engineering](https://www.vegaengineering.com/wp-content/uploads/2026/02/Statistiche%5FInfortuni-sul-lavoro%5FToscana%5FGennaio%5FDicembre%5F2025.pdf?ref=lanalista.it), nel 2025 la provincia di Massa Carrara ha registrato un indice di incidenza degli infortuni mortali sul lavoro pari a 49,5 per milione di occupati, contro una media regionale di 30,0 per milione e una media nazionale di 33,3 per milione. 

Un anno prima l'indice provinciale si attestava a 38,1, segnando così un incremento di circa il 30%. Gli infortuni mortali verificatisi nella sola Massa Carrara sono passati dai 3 del 2024 ai 4 del 2025 (in occasione di lavoro), raggiungendo quota 6 se si includono i casi *in itinere*. L'alto prezzo pagato dal comparto lapideo si inserisce in una lunga e drammatica serie storica: una ricostruzione deLa[Nazione](https://www.lanazione.it/massa-carrara/cronaca/incidenti-cava-precedenti-6d41e58f?ref=lanalista.it) basata su dati Asl aveva già documentato nove vittime nelle cave di Carrara tra il 2005 e il 2015\. Nomi che la comunità locale ricorda bene, tra cui quelli di Lurand Llanaj, Nicola Mazzucchelli, Lucio Cappè ed Enrico Mauceri.

Il marmo di Carrara si conferma un *asset* industriale di primo piano per il territorio. A scattare la fotografia aggiornata del distretto è il [II Rapporto dell'Osservatorio del Marmo](https://www.isr-ms.it/2026-01-14-ii-rapporto-osservatorio-marmo-2025/?ref=lanalista.it), presentato il 14 gennaio 2026 dall'Istituto Studi e Ricerche insieme a Comune, Camera di commercio della Toscana Nord-Ovest e Consorzio ZIA.  
  
I dati testimoniano il sorpasso sul distretto di Verona-Padova-Vicenza: nel 2024 Massa-Carrara ha riconquistato la leadership nazionale nell'export di lapidei lavorati, arrivando a coprire da sola il 31,1% del valore totale esportato dall'Italia. In cifre, il marmo lavorato destinato all'estero vale 418 milioni di euro (+12% rispetto al 2023), spingendo l'export provinciale complessivo — incluso il grezzo — oltre quota 623 milioni, a fronte di poco più di 600 mila tonnellate di blocchi estratti.

Stando al [dettaglio pubblicato da Brand Carrara](https://www.brandcarrara.it/carrara-osservatorio-marmo-un-cavatore-costa-alle-imprese-il-30-in-piu-di-un-addetto-al-piano-ecco-i-numeri-di-addetti-imprese-valori-medi/?ref=lanalista.it) , nel 2023 la filiera del lapideo contava 4.243 addetti diretti, in leggero aumento rispetto al 2022 (+48), ma in contrazione di 484 unità sul 2010\. Il peso occupazionale grava prevalentemente su Carrara, che da sola assorbe il 66% dei lavoratori (2.809), mentre Massa ne conta 1.124 e Montignoso 156\. Sotto il profilo operativo, il tessuto produttivo è composto da 1.046 aziende con una media di 4 addetti per struttura (7 nel solo ramo estrattivo). A livello organico, i lavoratori si ripartiscono tra il settore commerciale (1.546), le attività di trasformazione e finitura (1.364), la cava vera e propria (789) e il comparto delle tecnologie e degli abrasivi (543).

Con un valore della produzione pari a 1,4 miliardi di euro (-7% sul 2022), la ricchezza del settore fa capo per quasi la metà alle aziende medio-grandi (49%), seguite dalle piccole (36%) e dalle micro-imprese (15%). Un ecosistema industriale indubbiamente redditizio e proiettato sui mercati esteri, la cui elevata frammentazione rappresenta tuttavia un ostacolo all'omogeneizzazione delle norme di sicurezza, della formazione e delle manutenzioni lungo la filiera dei subappalti.

## La proprietà pubblica del marmo e la leva delle concessioni

C'è un elemento che rende Carrara peculiare rispetto ad altri distretti estrattivi: gli agri marmiferi appartengono al Comune. Le cave insistono su beni demaniali, non su terreni privati, e la concessione è lo strumento con cui il pubblico affida a un'impresa l'attività estrattiva. Le [Sezioni Unite della Cassazione, con le ordinanze 3178 e 3179 depositate il 16 dicembre 2025 e pubblicate il 12 febbraio 2026](https://www.brandcarrara.it/carrara-le-motivazioni-della-cassazione-per-cui-le-concessioni-delle-cave-di-marmo-sono-necessariamente-temporanee/?ref=lanalista.it), hanno chiuso una lunga contesa affermando che «è escluso il godimento perpetuo, la concessione è necessariamente temporanea».

Questa decisione apre uno scenario chiave: trattandosi di concessioni temporanee e soggette a discrezionalità amministrativa, il rispetto dei requisiti di sicurezza, tracciabilità e qualità dei processi può diventare condizione essenziale per il loro rilascio o rinnovo. Un modello di gestione che ha già una base operativa: il Comune di Carrara ha infatti pubblicato il tariffario 2025-2028 per le 80 cave attive, prevedendo canoni legati alla qualità del materiale e un contributo d'estrazione del 10% sul valore medio di mercato ([La Nazione](https://www.lanazione.it/massa-carrara/cronaca/marmo-le-tasse-in-base-09e1f641?ref=lanalista.it)). Questa stessa struttura contabile e normativa potrebbe così integrare clausole premiali — o vero e proprio divieto d'accesso — per le aziende che si discostano dagli standard richiesti.

## Un quadro normativo completo, ma con un'applicazione a due velocità

L'ordinamento italiano è già fornito di strumenti di tutela avanzati grazie al Testo Unico sulla Salute e Sicurezza (D.Lgs. 81/2008) e ai protocolli specifici per il settore estrattivo sulla movimentazione dei carichi. Tuttavia, il divario tra prescrizione di legge e operatività quotidiana — sollevato a più riprese dalle organizzazioni sindacali — chiama in causa la capacità ispettiva locale, l'efficacia dei controlli e l'omogeneità delle procedure lungo la filiera dei subappalti.  
  
L'elevata rischiosità delle attività di cava emerge chiaramente dai dati [INAIL (quinquennio 2015-2019)](https://www.puntosicuro.it/rischio-scavi-C-53/attivita-estrattive-dati-inail-scava-tra-i-numeri-di-un-settore-ad-alto-rischio-AR-20731/?ref=lanalista.it): degli oltre 2.000 infortuni denunciati nel settore estrattivo, l'88% è stato accertato come effettivo, contro una media del 66,3% registrata nell'insieme dei settori Industria e Servizi.  
  
Non mancano virtuosismi: diverse imprese del distretto hanno introdotto dispositivi all'avanguardia (come sistemi di sollevamento dotati di sensori di peso e blocco automatico), oltre a piani di audit e formazione periodica. Si tratta di interventi cruciali che rischiano però di rimanere a macchia di leopardo. Il problema centrale rimane la riproduzione di tali standard di sicurezza presso le micro-imprese subfornitrici, schiacciate tra margini d'accumulo esigui ed elevate esigenze di produttività.

## Le domande de L'Analista

In che modo la tutela dei lavoratori diventa una leva competitiva e non un costo per quel 51% di micro e piccole imprese che sostengono il distretto? 

La sentenza della Cassazione sulla natura delle concessioni trasformerà i permessi d'estrazione in un vincolo legato a criteri stringenti di formazione, tracciabilità e prevenzione? E soprattutto, quali garanzie renderanno davvero operativo il tavolo permanente chiesto dai sindacati, per evitare l'ennesima task force di pura facciata?

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