> ## Content Index
> Fetch the complete content index at: https://www.lanalista.it/llms.txt
> Use this file to discover other available public pages before exploring further.

# Casa all'estero per i figli. Perché gli italiani tornano a investire a Londra e New York
- URL: https://www.lanalista.it/le-famiglie-italiane-comprano-casa-a-londra-e-new-york-per-i-figli/
- Published: 2026-06-15T11:46:00.000Z
- Updated: 2026-08-13T21:39:27.000Z
- Description: Un numero crescente di famiglie preferisce acquistare un appartamento nelle città universitarie di destinazione — Londra, New York, Boston, Amsterdam — anziché versare quattro o cinque anni di affitto a fondo perduto, trasformando una necessità abitativa in un investimento.
- Author: Mariza Cibelle Dardi
- Tags: Finanza & Mercati, Casa

Quando una famiglia italiana acquista un bilocale a Bloomsbury o a Brooklyn per il figlio universitario, non risolve solo una necessità logistica: trasferisce patrimonio oltreconfine. Invece di versare anni di affitto a fondo perduto, molte famiglie preferiscono infatti investire nelle grandi mete accademiche — da Londra e New York fino a Boston e Amsterdam. Un fenomeno che si affianca a una mobilità giovanile sempre sostenuta: gli ultimi [dati della Fondazione Migrantes](https://www.migrantes.it/rapporto-italiani-nel-mondo-2025-20-anni-di-mobilita-italiana-non-fuga-ne-cervelli-ma-talenti-che-scelgono/?ref=lanalista.it) contano oltre 6,4 milioni di italiani residenti all'estero, quasi uno su nove. Sebbene manchi un dato ufficiale sulle sole immatricolazioni negli atenei anglofoni, l'orientamento del ceto medio verso l'acquisto immobiliare all'estero trova conferme diffuse tra gli operatori.

Per le famiglie con adeguate disponibilità, la necessità di un alloggio universitario si trasforma così in una scelta finanziaria precisa: un modo per diversificare il patrimonio all'estero e — se i figli decidono di fermarsi — per coprirsi dai rischi di cambio tra euro, sterlina e dollaro.

## Il mercato osservato dagli operatori del settore

Allo stato attuale mancano rilevazioni ufficiali in grado di misurare con esattezza il fenomeno: quanti nuclei familiari acquistino ogni anno un immobile oltreconfine per motivi di studio, con quale investimento medio e quale profilo reddituale, rimane un dato mai sintetizzato dagli osservatori di settore. Le uniche stime arrivano così sul campo, direttamente da chi opera sul mercato. È il caso di Valeria Cusimano, partner a Londra di Gabetti International, che al [Corriere della Sera](https://www.corriere.it/economia/life/26%5Fmaggio%5F30/la-casa-all-estero-per-accompagnare-gli-studi-dei-figli-le-famiglie-italiane-investono-a-londra-e-new-york-a1b51496-4485-41f4-852b-e726197f9xlk.shtml?ref=lanalista.it)evidenzia l'aumento costante di famiglie benestanti pronte a scommettere sulle metropoli estere con piccoli tagli immobiliari, pensati per accompagnare i figli durante il percorso universitario e il successivo ingresso nel lavoro globale.

I dati di contesto sintetizzano la portata dei mercati coinvolti: a Londra un’abitazione costa in media circa 511.000 sterline (intorno ai 7.700 sterline al metro quadro), con canoni d'affitto mensili che superano le 2.200 sterline. A Manhattan il prezzo medio sale a circa 769.000 dollari — oltre 22.000 dollari al metro quadro — con affitti medi superiori ai 5.400 dollari al mese. Nel 2025 il mercato londinese ha registrato un rialzo dei prezzi del 2,5% e un +4,7% nelle transazioni. A Manhattan, invece, il 74% delle compravendite dell’ultimo trimestre del 2025 si è chiuso senza ricorrere a mutui, a dimostrazione della grande liquidità presente su queste piazze. Mancano invece stime ufficiali sul budget medio o sul profilo reddituale delle sole famiglie italiane che investono per motivi di studio: in assenza di riscontri verificabili, questi dati non vengono volutamente indicati.

## Un paracadute finanziario 

L’acquisto di un immobile all’estero per motivi di studio unisce l'investimento sul futuro dei figli alla protezione del patrimonio familiare. I dati del Rapporto AlmaLaurea evidenziano una spinta netta verso l'estero, soprattutto nei settori ad alta specializzazione. A cinque anni dal titolo, lavora oltreconfine l'11,3% dei laureati in informatica e ICT, il 10,3% in ambito scientifico e l'8,2% in ingegneria industriale. A fare da traino è la spinta salariale: lo stipendio medio all'estero sfiora i 2.900 euro netti al mese, superando del 61,7% quello italiano. Sebbene il 38,2% degli occupati fuori dai confini escluda un ritorno, un significativo 15,3% lo ritiene del tutto probabile, dimostrando che il legame con il Paese non si spezza del tutto.

Parallelamente, l'operazione garantisce un'efficace diversificazione geografica e valutaria. Londra rimane la meta di riferimento per chi punta su Imperial College, LSE o King's College, complici i valori del *Prime Central London* che trattano ancora a circa il 25% sotto i picchi del 2014, offrendo un'interessante finestra d'ingresso nel medio-lungo termine. Negli Stati Uniti l'attenzione delle famiglie si concentra sui mercati di New York e Boston, mentre in Europa cresce l'interesse per Amsterdam e Berlino, favorite da un'ampia offerta formativa in lingua inglese e da costi d'accesso più contenuti rispetto alle metropoli anglosassoni.

## L'effetto sulle città italiane

Questa tendenza intercetta in modo diretto le criticità del mercato del lavoro italiano, dove la disoccupazione giovanile si attesta al 21,6% secondo le rilevazioni Istat. In questo contesto, la casa oltreconfine diventa una vera e propria polizza di garanzia per mettere al riparo la nuova generazione dai rischi occupazionali del Paese. Un'operazione che comporta tuttavia ripercussioni chiare su più livelli. Sul piano dei flussi finanziari, i capitali investiti nel mattone estero alimentano l'uscita di risparmio privato, riducendo la liquidità destinata al mercato immobiliare domestico.

Emerge poi un tema di divario sociale, dato che la possibilità di internazionalizzare il patrimonio resta appannaggio esclusivo delle famiglie più abbienti, ampliando la forbice con chi non dispone delle risorse necessarie per sostenere l'operazione. Allo stesso tempo, la forte attrattiva degli atenei stranieri sottrae una quota importante di domanda abitativa a piazze universitarie chiave come Milano, Bologna o Padova. Sebbene il fenomeno mantenga una dimensione di nicchia, la nascita di prodotti bancari dedicati e di piattaforme per la gestione degli immobili a distanza conferma il costante interesse degli operatori per questo segmento.