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# Nati in Italia, ma stranieri a prescindere. Il peso del background migratorio sulle seconde generazioni
- URL: https://www.lanalista.it/modena-riaccende-lo-scontro-sui-migranti/
- Published: 2026-05-17T18:09:44.000Z
- Updated: 2026-06-05T12:20:45.000Z
- Description: Il recente caso di violenza a Modena dimostra come il dibattito sulla sicurezza tenda spesso ad assimilare i nuovi cittadini italiani con background migratorio agli stranieri privi di regolare titolo di soggiorno.
- Author: Mariza Cibelle Dardi
- Tags: Diritti & Società, Migrazioni, Attualità

La proposta della Lega di revocare il permesso di soggiorno a chi commette reati torna al centro del confronto politico. Antonio Tajani, vicepremier e segretario di Forza Italia, ha risposto dal congresso calabrese del partito con un dato di fatto: l'uomo che ha compiuto il grave atto di violenza a Modena è cittadino italiano. La precisazione, apparentemente tecnica, spalanca una questione più ampia: quando il dibattito pubblico sulle migrazioni incontra la criminalità, spesso collide con una realtà demografica che non corrisponde alle narrazioni correnti.

## Cittadini di serie B

Al 1° gennaio 2026, la popolazione straniera residente in Italia si attesta a 5 milioni e 560mila individui, pari al 9,4% del totale. Nel solo 2024, quasi 200mila cittadini stranieri hanno acquisito la cittadinanza italiana, un dato che evidenzia la progressiva crescita dei «nuovi italiani»: persone nate all'estero o in Italia da genitori stranieri che ottengono il passaporto italiano per residenza, matrimonio o al compimento del diciottesimo anno.

Il caso di Modena evidenzia un equivoco ricorrente: il passaporto italiano non cancella, nell'immaginario collettivo, l'origine migratoria. Quando un cittadino con background migratorio commette un reato, il riflesso politico tende a riproporre strumenti giuridici pensati per i non cittadini. La revoca del permesso di soggiorno, tuttavia, non si applica a chi possiede la cittadinanza italiana, salvo casi eccezionali previsti dalla legge del 1992 che riguardano condanne per terrorismo o crimini contro lo Stato, e comunque con iter complessi.

[Cresce l’allarme per le cellule neonaziste in EuropaTra chat criptate, propaganda nazista e “cacce” pianificate, il fenomeno svela una nuova generazione di radicalizzati che cresce nell’ombra delle periferie, sfidando i sistemi di sorveglianza e le politiche sociali di Spagna e Italia.![](https://storage.ghost.io/c/7a/03/7a03b225-9a5c-47e7-b203-a8b2ced6be49/content/images/icon/LOGO-BREVE-ANALISTA--60-x-60-px---1--11.svg)L'AnalistaRedazione![](https://storage.ghost.io/c/7a/03/7a03b225-9a5c-47e7-b203-a8b2ced6be49/content/images/thumbnail/Ethnic_Nationalism.jpg)](https://www.lanalista.it/dalle-asturie-al-cuore-delleuropa-la-preoccupante-crescita-dellestremismo-neonazista-tra-i-giovani/)

## Immigrazione e criminalità: cosa dicono le statistiche

Le [statistiche](https://www.fondazionehume.it/politica/sui-nuovi-dati-del-ministero-dellinterno-criminalita-e-immigrazione-irregolare/?ref=lanalista.it) del Ministero dell'Interno consolidate al 2025 mostrano che i cittadini stranieri rappresentano circa un terzo delle denunce per reati, a fronte di una presenza demografica che si attesta al 9,4% della popolazione residente. Il dato grezzo, spesso citato nel dibattito pubblico, nasconde tuttavia dinamiche strutturali: gran parte delle segnalazioni riguarda infatti reati legati alla condizione migratoria stessa, come la permanenza irregolare o le violazioni amministrative. Isolando i reati comuni, la sproporzione si riduce sensibilmente, pur rimanendo superiore alla media della popolazione nativa.

Per le imprese italiane, il tema ha risvolti economici diretti. Secondo Confindustria, circa [380.000 lavoratori stranieri](https://www.lanalista.it/la-remigrazione-minaccia-la-stabilita-dei-conti-pubblici/) sono impiegati in settori manifatturieri del Nord, dove la carenza di manodopera qualificata frena la crescita. Le politiche migratorie restrittive, combinate con iter burocratici lunghi per i ricongiungimenti familiari o le naturalizzazioni, creano bacini di irregolarità che alimentano lavoro nero e dumping salariale, con effetti distorsivi sulla concorrenza.

## Intanto negli altri paesi europei

La Germania ha introdotto nel 2024 una riforma che accelera l'acquisizione della cittadinanza per chi dimostra integrazione lavorativa e linguistica, riducendo i tempi da otto a cinque anni. La ratio è economica: Berlino stima un fabbisogno di 400.000 lavoratori stranieri all'anno fino al 2030 per sostenere il sistema produttivo e previdenziale. Allo stesso tempo, la revoca del permesso di soggiorno per reati gravi è stata inasprita, ma sempre entro confini giuridici precisi: vale per condanne superiori ai tre anni e non si applica a rifugiati riconosciuti.

In Francia, la legge sull'immigrazione approvata nel 2024 ha inasprito le condizioni per il rilascio dei permessi, ma ha mantenuto ferma la possibilità di naturalizzazione per i minori nati sul territorio. Il dibattito francese ha però registrato tensioni simili a quelle italiane: episodi di cronaca nera coinvolgenti cittadini di origine straniera riaccendono periodicamente proposte di «denaturalizzazione», finora respinte dalla Corte Costituzionale per incompatibilità con i principi fondamentali.

L'Italia si trova in una posizione intermedia: da un lato, la legge sulla cittadinanza resta tra le più restrittive d'Europa per le seconde generazioni; dall'altro, le espulsioni effettive di stranieri irregolari si attestano intorno al 15% dei provvedimenti emessi, per difficoltà logistiche e accordi di riammissione carenti con i Paesi di origine. Il risultato è un sistema poco efficace sia sul piano della sicurezza sia su quello dell'inclusione economica.