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# Perché il fallimento dei colloqui di Islamabad minaccia la sicurezza energetica globale
- URL: https://www.lanalista.it/perche-il-fallimento-dei-colloqui-di-islamabad-minaccia-la-sicurezza-energetica-globale/
- Published: 2026-04-12T17:40:34.000Z
- Updated: 2026-04-26T17:00:05.000Z
- Description: Tensioni a Hormuz: il nulla di fatto diplomatico e la presenza militare USA mettono in pericolo il 21% del petrolio mondiale. Per l'Italia, il rischio è un rincaro del greggio fino a 150 dollari e il blocco del GNL, con conseguenze devastanti per l'economia.
- Author: Mariza Cibelle Dardi
- Tags: Medio Oriente, Energia & Materie Prime, Crisi energetica, Geopolitica, Commercio

Due navi della Marina degli Stati Uniti hanno attraversato lo stretto di Hormuz mentre a **Islamabad proseguivano i colloqui indiretti tra Washington e Teheran**. Il passaggio delle unità militari americane attraverso il corridoio più strategico per il trasporto globale di idrocarburi avviene in un momento di tensione diplomatica mai del tutto sopita, nonostante i tentativi di mediazione pakistana. 

L'amministrazione **Trump ha ribadito la propria contrarietà a qualsiasi forma di pedaggio imposto dall'Iran** sul traffico mercantile che transita nelle acque dello stretto, una questione che tocca direttamente gli interessi energetici europei e asiatici.

**Ogni giorno attraverso Hormuz passa circa il 21% del petrolio consumato nel mondo** e quasi un terzo del gas naturale liquefatto trasportato via mare.La dipendenza dall'arteria persiana non è uniforme: mentre gli Stati Uniti hanno ridotto drasticamente le importazioni dal Golfo grazie allo shale oil, Europa e Asia restano legate a doppio filo alle forniture che transitano tra le coste iraniane e omanite. 

La Cina importa oltre il 40% del proprio greggio attraverso lo stretto, il Giappone supera l'80%, l'India si attesta intorno al 60%. **Anche l'Italia, che ha diversificato le proprie fonti dopo le crisi degli anni Settanta, dipende ancora per circa il 15%** delle importazioni petrolifere dai Paesi del Golfo, con flussi che necessariamente attraversano Hormuz.

## Il nodo delle sanzioni e la leva energetica iraniana

Teheran ha più volte minacciato di chiudere lo stretto in risposta alle sanzioni americane, trasformando la geografia in arma geopolitica. La minaccia non è mai stata attuata nella sua forma estrema, ma episodi di sequestro di petroliere, **attacchi con mine e droni contro imbarcazioni commerciali** hanno dimostrato la capacità iraniana di destabilizzare il traffico marittimo senza arrivare a una chiusura totale. 

La strategia di Teheran appare calibrata: mantenere alta la tensione per ottenere margini negoziali senza provocare una reazione militare occidentale su larga scala.

**Le sanzioni imposte da Washington colpiscono duramente le esportazioni petrolifere iraniane**, scese da oltre 2,5 milioni di barili al giorno nel 2017 a meno di 500.000 barili nel 2020, per poi risalire gradualmente grazie a vendite sottobanco verso Cina e altri acquirenti asiatici. 

La pressione economica ha spinto l'Iran a sviluppare metodi sempre più sofisticati per aggirare i controlli internazionali: **trasbordi notturni in mare aperto, spegnimento dei transponder AIS, utilizzo di società fantasma per mascherare l'origine del greggio**. Questo mercato parallelo rende difficile quantificare con precisione i volumi effettivamente esportati, ma le stime oscillano tra 800.000 e 1,2 milioni di barili al giorno.

[Fensfeltet, il giacimento norvegese che l’Europa non riesce a sfruttareIl deposito di Fensfeltet (15,9 mln t di terre rare) è il più vasto d’Europa, ma resta un tesoro bloccato. I prezzi stracciati della Cina e l’assenza di raffinerie UE frenano il progetto. Senza un’intesa Oslo-Bruxelles, l’autonomia tecnologica resta nel sottosuolo.![](https://static.ghost.org/v5.0.0/images/link-icon.svg)L'AnalistaL’Analista![](https://storage.ghost.io/c/7a/03/7a03b225-9a5c-47e7-b203-a8b2ced6be49/content/images/thumbnail/photo-1771596704469-04e4fda32750)](https://www.lanalista.it/fensfeltet-il-giacimento-norvegese-che-leuropa-non-riesce-a-sfruttare/)

## Islamabad come mediatore improbabile

La scelta del Pakistan come sede dei colloqui indiretti rivela la complessità degli equilibri regionali. **Islamabad mantiene rapporti storici con Teheran, condivide con l'Iran un lungo confine e ha interessi economici nel gasdotto IP** (Iran-Pakistan), progetto mai completato proprio per le sanzioni americane. Al contempo, il Pakistan dipende dal sostegno finanziario saudita e dagli aiuti militari statunitensi, posizionandosi in un perenne esercizio di equilibrismo diplomatico.

I colloqui non riguardano solo Hormuz. **Sul tavolo ci sono il programma nucleare iraniano, il sostegno di Teheran ai gruppi armati regionali, la questione degli ostaggi americani e iraniani, la possibile revoca parziale delle sanzioni**. Il transito nello stretto rappresenta però un elemento centrale perché collega direttamente la sicurezza energetica globale alle dinamiche del Medio Oriente. 

Un'eventuale chiusura prolungata di Hormuz farebbe schizzare i prezzi del petrolio oltre i 150 dollari al barile secondo le simulazioni dell'Agenzia Internazionale per l'Energia, con conseguenze inflazionistiche immediate per tutte le economie avanzate.

## Le alternative logistiche e i loro limiti

Esistono rotte alternative, ma nessuna offre la stessa capacità di Hormuz. L'oleodotto saudita East-West può trasportare fino a 5 milioni di barili al giorno dal Golfo al Mar Rosso, ma copre solo una frazione dei 21 milioni che attraversano lo stretto. Gli Emirati hanno costruito **l'oleodotto Abu Dhabi-Fujairah, che bypassa Hormuz con una capacità di 1,5 milioni di barili al giorno**. Anche il Qatar ha realizzato condotte per esportare GNL evitando lo stretto. Tuttavia, sommate insieme, queste infrastrutture non compenserebbero una chiusura totale.

La presenza navale americana nel Golfo mira proprio a garantire la libertà di navigazione, principio ribadito anche con il recente passaggio delle due unità militari. **Washington mantiene nella regione la Quinta Flotta, con base in Bahrain**, e coordina le operazioni con le marine alleate attraverso la Combined Maritime Forces. L'Iran risponde con esercitazioni navali regolari dei Pasdaran, che controllano decine di imbarcazioni veloci armate di missili e siluri, capaci di operazioni di guerriglia marittima difficili da contrastare in acque ristrette.

### Le domande de l'Analista

L'Europa ha ancora potere decisionale sulle proprie forniture o è ormai ostaggio di equilibri che non controlla?

Saranno i giganti asiatici a disinnescare la crisi di Hormuz, scavalcando la storica contrapposizione tra USA e Iran?