È in libreria dall’8 aprile, pubblicato da Feltrinelli nella collana Idee+, l’ultimo saggio di Tomaso Montanari: La continuità del male. Perché la destra italiana è ancora fascista. Montanari mette in discussione il racconto rassicurante di una destra ormai pienamente europea, pronta a muoversi entro i confini della democrazia liberale. Attraverso un’analisi rigorosa di discorsi pubblici, lessico politico e atti normativi, l’autore individua un «filo nero» mai reciso: una trasmissione continua di uomini, idee e linguaggi che dal 1945 arriva fino al presente.
La tesi è netta: non si tratta di una riproposizione caricaturale del Ventennio, ma di una continuità carsica che riemerge sotto nuove forme, tra richiami alla nazione fondata sul sangue, pulsioni identitarie e una visione gerarchica della società.
Tra gli elementi più convincenti c’è il lavoro sulle fonti. Montanari riporta ogni formulazione alla sua origine negli anni Venti e Trenta, mostrando come molte categorie della destra contemporanea fossero già pienamente sviluppate nei testi del regime, oggi riadattate in superficie ma sostanzialmente intatte. Il saggio evita il tono dell’invettiva e si presenta piuttosto come un esercizio di nominazione: «chiamare le cose con il loro nome».
Perché leggerlo?
La continuità del male non cede mai all'invettiva urlata. Rappresenta, al contrario, un invito rigoroso a «chiamare le cose con il loro nome». Montanari argomenta una tesi precisa: l'odierno progetto della destra mira a smantellare la Costituzione antifascista, imponendo un modello autoritario. Diventa così una lettura necessaria per decifrare la matrice culturale delle trasformazioni in atto in Italia. Un saggio imprescindibile per chi ritiene che la democrazia esiga una vigilanza attiva, mai unicamente formale.