Nel 2025 gli italiani hanno speso 5,3 miliardi di euro per il cibo e le cure dei propri animali domestici, segnando un incremento del 2,5% rispetto all'anno precedente. Il dato emerge dal Rapporto Assalco-Zoomark e conferma una tendenza: oltre la metà delle famiglie italiane, il 54,5%, possiede almeno un animale da compagnia. Ma dietro la crescita del mercato pet care si nasconde una trasformazione più ampia, che riguarda il tessuto sociale, i modelli abitativi e le opportunità per l'industria italiana in mercati emergenti dove la classe media comincia a replicare dinamiche analoghe.
I prodotti per gatti guidano l'espansione con un balzo del 4,3%, arrivando a rappresentare il 56% del totale. Non è solo questione di preferenze feline: il gatto si adatta meglio agli spazi urbani ridotti, richiede meno tempo rispetto al cane e intercetta nuovi stili di vita caratterizzati da mobilità professionale e nuclei familiari più ristretti. In un Paese dove il tasso di natalità è sceso a 1,2 figli per donna e dove il 35% delle famiglie è composto da una sola persona, l'animale domestico occupa uno spazio affettivo ed economico che un tempo apparteneva ad altre dimensioni del welfare familiare.
L'Italia conquista i mercati con le crocchette gourmet
L'Italia è tra i primi cinque mercati europei per spesa pet care, ma è anche uno dei principali esportatori di alimenti per animali. Nel 2024 le esportazioni italiane di pet food hanno superato 1,2 miliardi di euro, con destinazioni privilegiate in Germania, Francia e Regno Unito, ma con una crescita significativa verso mercati asiatici e latinoamericani. Le aziende del made in Italy sfruttano la reputazione del sistema agroalimentare nazionale per posizionarsi su segmenti premium, puntando su ingredienti naturali, tracciabilità e formule personalizzate.
La domanda globale di prodotti per animali domestici cresce soprattutto in Cina, India, Brasile e Messico, dove l'urbanizzazione accelerata e l'espansione della classe media alimentano consumi prima marginali. Secondo stime di settore, il mercato pet care globale dovrebbe raggiungere 350 miliardi di dollari entro il 2027, con tassi di crescita annui superiori al 5% nei paesi emergenti. Per l'industria italiana si apre un corridoio strategico: esportare competenze manifatturiere, know-how veterinario e modelli distributivi maturati in un mercato maturo verso economie dove la penetrazione degli animali domestici è ancora limitata ma in rapida ascesa.
Altro che vita da cani!
Il dato sui 5,3 miliardi comprende non solo alimenti, ma anche servizi veterinari, accessori, assicurazioni e prodotti farmaceutici. La spesa sanitaria per animali è cresciuta in modo più rapido rispetto al solo pet food, con un'espansione media annua del 6% negli ultimi tre anni. Le cliniche veterinarie italiane registrano aumenti nei trattamenti di diagnostica avanzata, chirurgia oncologica e terapie croniche, riflettendo una «umanizzazione» delle cure che spinge i proprietari a investire somme comparabili a quelle destinate alla propria salute.
L'innovazione tecnologica entra in gioco con dispositivi wearable per il monitoraggio della salute animale, app per la gestione dell'alimentazione e piattaforme di telemedicina veterinaria. Startup italiane operano in segmenti di nicchia: dalla nutrizione personalizzata basata su algoritmi alla produzione di integratori a base di insetti, alternativa proteica sostenibile che riduce l'impronta ambientale della zootecnia tradizionale. Alcuni laboratori italiani collaborano con università brasiliane e sudafricane per sviluppare vaccini veterinari adatti a contesti climatici diversi, aprendo partnership che intrecciano ricerca e mercato.
Quanto costa oggi curare e mantenere un animale domestico
La crescita del mercato pet care solleva interrogativi sulla sostenibilità ambientale. La produzione di cibo per animali domestici richiede risorse idriche, terra e energia: si stima che l'impronta carbonica di un cane di taglia media equivalga a quella di un SUV che percorre 10.000 chilometri all'anno. Le aziende italiane rispondono con certificazioni biologiche, packaging compostabile e filiere corte, ma il nodo resta aperto nei mercati emergenti, dove la standardizzazione ambientale è più labile.
Sul fronte sociale, l'aumento dei costi del pet care rischia di creare disuguaglianze nell'accesso alle cure veterinarie. In Italia le tariffe per interventi chirurgici possono superare i 2.000 euro, cifra che esclude fasce di popolazione più vulnerabili. Alcuni comuni sperimentano ambulatori veterinari pubblici e fondi solidali, ma la copertura resta frammentata. Nel Sud globale, dove il rapporto con gli animali domestici si intreccia con pratiche culturali e modelli abitativi differenti, la crescita del mercato pet care richiede adattamenti che tengano conto di contesti economici meno omogenei.