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Diciannove arresti nelle Asturie e l'Europa fa i conti con le nuove reti neonaziste

Tra chat criptate, propaganda nazista e "cacce" pianificate, il fenomeno svela una nuova generazione di radicalizzati che cresce nell'ombra delle periferie, sfidando i sistemi di sorveglianza e le politiche sociali di Spagna e Italia.

Gruppo di neonazisti riuniti in una manifestazione
Di Wolfman5678 - Opera propria, CC0, Collegamento
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Diciannove ragazzi tra i 14 e i 22 anni arrestati in quattro città delle Asturie. Almeno quattordici aggressioni documentate contro gruppi vulnerabili. Propaganda nazista, chat criptate, «cacce» pianificate contro migranti, persone senza fissa dimora e minoranze. L'operazione della polizia nazionale spagnola a Oviedo, Gijón, Avilés e Castrillón svela un fenomeno che attraversa l'intera Europa: la riorganizzazione dell'estremismo violento in cellule giovanili, fluide, radicate nei quartieri periferici delle città medie, spesso invisibili alle autorità fino al momento dell'aggressione fisica.

Per l'Italia, il caso spagnolo risuona con forza. Le procure di Milano, Torino e Bologna seguono da mesi dinamiche analoghe: gruppi informali di adolescenti e giovani adulti che utilizzano canali Telegram per coordinarsi, condividere materiale apologetico e organizzare azioni dimostrative. A differenza delle organizzazioni neofasciste storiche, monitorate da decenni dalle forze dell'ordine, queste reti non hanno simboli fissi, sedi stabili, tesseramenti. Si aggregano attorno a streamer, influencer locali, meme, estetica della violenza normalizzata. La magistratura italiana ha aperto almeno otto fascicoli per associazione a delinquere aggravata dall'odio razziale dal gennaio 2025, ma la frammentazione dei gruppi rende complessa l'applicazione degli strumenti giuridici tradizionali.

Il profilo dei nuovi militanti: periferie urbane e abbandono scolastico

Chi sono i ragazzi arrestati nelle Asturie? Le prime informazioni degli inquirenti spagnoli descrivono una composizione sociale eterogenea: figli di operai dei cantieri navali di Gijón, studenti delle scuole professionali, giovani disoccupati delle zone industriali dismesse. Non provengono da famiglie politicizzate, non hanno padri o nonni reduci della dittatura franchista. Molti hanno abbandonato la scuola tra i 16 e i 18 anni, un dato che rispecchia il tasso di dispersione scolastica delle Asturie, fermo al 18,3% nel 2025, superiore alla media spagnola.

In Italia, il quadro è sovrapponibile. Le indagini della Direzione centrale della polizia di prevenzione evidenziano come il reclutamento avvenga principalmente in città tra 50mila e 200mila abitanti, dove il tessuto associativo è debole, i servizi per giovani scarsi, le opportunità di mobilità sociale ridotte. Palestre di arti marziali, circoli sportivi, gruppi di appassionati di softair (attività ludico-sportiva basata sulla simulazione di tattiche militari) diventano luoghi di aggregazione dove si innestano discorsi politici radicali. La propaganda non è ideologica in senso classico: si nutre di risentimento verso chi viene percepito come privilegiato — migranti con sussidi statali, comunità Rom, attivisti ambientalisti — e si rafforza attraverso sfide virali, video di aggressioni condivisi come trofei.

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Il difficile recupero dei giovani radicalizzati

Le autorità spagnole hanno impiegato mesi per identificare i componenti del gruppo asturiano. Hanno dovuto incrociare denunce isolate, analizzare contenuti digitali cancellati, ricostruire spostamenti attraverso celle telefoniche. La difficoltà principale, ammettono gli investigatori, è stata comprendere che non si trattava di episodi casuali ma di un network organizzato. In Italia, il Viminale ha stanziato 8,5 milioni di euro per potenziare le unità specializzate nel monitoraggio dell'estremismo giovanile, ma la carenza di personale formato nell'analisi delle piattaforme digitali resta un limite strutturale.

Alcune regioni stanno sperimentando approcci preventivi. La Toscana ha attivato sportelli di ascolto nelle scuole superiori, gestiti da psicologi e mediatori, per intercettare segnali di radicalizzazione prima che sfocino in violenza. L'Emilia-Romagna finanzia progetti di inserimento lavorativo per giovani a rischio, in collaborazione con aziende manifatturiere e cooperative sociali. I dati raccolti dai monitoraggi regionali sui progetti di inclusione descrivono un percorso a ostacoli: se quasi due terzi dei giovani coinvolti completano la formazione, appena uno su tre riesce a inserirsi stabilmente nel mercato del lavoro.

In Spagna, dopo gli arresti, il dibattito si concentra sull'età dei fermati. Quattro minori di 16 anni non potranno essere processati come adulti, e le pene massime previste dal codice penale giovanile sono considerate insufficienti dalle vittime. In Italia, la riforma Cartabia ha introdotto misure alternative per i reati d'odio commessi da under 18, ma la loro applicazione è ancora rara: meno del 9% dei casi si chiude con percorsi riparativi invece della detenzione.

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