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Nati in Italia, ma sempre stranieri

Il recente caso di violenza a Modena dimostra come il dibattito sulla sicurezza tenda spesso ad assimilare i nuovi cittadini italiani con background migratorio agli stranieri privi di regolare titolo di soggiorno.

Due ragazzi neri figli di immigrati, di seconda generaizone, che camminano tra la folla nella piazza di una città italiana.
Photo by dominik hofbauer / Unsplash
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La proposta della Lega di revocare il permesso di soggiorno a chi commette reati torna al centro del confronto politico. Antonio Tajani, vicepremier e segretario di Forza Italia, ha risposto dal congresso calabrese del partito con un dato di fatto: l'uomo che ha compiuto il grave atto di violenza a Modena è cittadino italiano. La precisazione, apparentemente tecnica, spalanca una questione più ampia: quando il dibattito pubblico sulle migrazioni incontra la criminalità, spesso collide con una realtà demografica che non corrisponde alle narrazioni correnti.

Cittadini di serie B

Al 1° gennaio 2026, la popolazione straniera residente in Italia si attesta a 5 milioni e 560mila individui, pari al 9,4% del totale. Nel solo 2024, quasi 200mila cittadini stranieri hanno acquisito la cittadinanza italiana, un dato che evidenzia la progressiva crescita dei «nuovi italiani»: persone nate all'estero o in Italia da genitori stranieri che ottengono il passaporto italiano per residenza, matrimonio o al compimento del diciottesimo anno.

Il caso di Modena evidenzia un equivoco ricorrente: il passaporto italiano non cancella, nell'immaginario collettivo, l'origine migratoria. Quando un cittadino con background migratorio commette un reato, il riflesso politico tende a riproporre strumenti giuridici pensati per i non cittadini. La revoca del permesso di soggiorno, tuttavia, non si applica a chi possiede la cittadinanza italiana, salvo casi eccezionali previsti dalla legge del 1992 che riguardano condanne per terrorismo o crimini contro lo Stato, e comunque con iter complessi.

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Immigrazione e criminalità: cosa dicono le statistiche

Le statistiche del Ministero dell'Interno consolidate al 2025 mostrano che i cittadini stranieri rappresentano circa un terzo delle denunce per reati, a fronte di una presenza demografica che si attesta al 9,4% della popolazione residente. Il dato grezzo, spesso citato nel dibattito pubblico, nasconde tuttavia dinamiche strutturali: gran parte delle segnalazioni riguarda infatti reati legati alla condizione migratoria stessa, come la permanenza irregolare o le violazioni amministrative. Isolando i reati comuni, la sproporzione si riduce sensibilmente, pur rimanendo superiore alla media della popolazione nativa.

Per le imprese italiane, il tema ha risvolti economici diretti. Secondo Confindustria, circa 380.000 lavoratori stranieri sono impiegati in settori manifatturieri del Nord, dove la carenza di manodopera qualificata frena la crescita. Le politiche migratorie restrittive, combinate con iter burocratici lunghi per i ricongiungimenti familiari o le naturalizzazioni, creano bacini di irregolarità che alimentano lavoro nero e dumping salariale, con effetti distorsivi sulla concorrenza.

Intanto negli altri paesi europei

La Germania ha introdotto nel 2024 una riforma che accelera l'acquisizione della cittadinanza per chi dimostra integrazione lavorativa e linguistica, riducendo i tempi da otto a cinque anni. La ratio è economica: Berlino stima un fabbisogno di 400.000 lavoratori stranieri all'anno fino al 2030 per sostenere il sistema produttivo e previdenziale. Allo stesso tempo, la revoca del permesso di soggiorno per reati gravi è stata inasprita, ma sempre entro confini giuridici precisi: vale per condanne superiori ai tre anni e non si applica a rifugiati riconosciuti.

In Francia, la legge sull'immigrazione approvata nel 2024 ha inasprito le condizioni per il rilascio dei permessi, ma ha mantenuto ferma la possibilità di naturalizzazione per i minori nati sul territorio. Il dibattito francese ha però registrato tensioni simili a quelle italiane: episodi di cronaca nera coinvolgenti cittadini di origine straniera riaccendono periodicamente proposte di «denaturalizzazione», finora respinte dalla Corte Costituzionale per incompatibilità con i principi fondamentali.

L'Italia si trova in una posizione intermedia: da un lato, la legge sulla cittadinanza resta tra le più restrittive d'Europa per le seconde generazioni; dall'altro, le espulsioni effettive di stranieri irregolari si attestano intorno al 15% dei provvedimenti emessi, per difficoltà logistiche e accordi di riammissione carenti con i Paesi di origine. Il risultato è un sistema poco efficace sia sul piano della sicurezza sia su quello dell'inclusione economica.

Mariza Cibelle Dardi

Mariza Cibelle Dardi

Scrive di economia, geopolitica, mercati e impatto sociale delle nuove tecnologie.

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