Il paradosso è che il denaro incide sulle nostre vite almeno quanto il sesso, ma resta circondato da un pudore fatto di paura del giudizio, invidia, vergogna.
Un giorno apri l’app store e ti compare un messaggio che non avevi mai visto: il tuo dispositivo non è più compatibile con l’ultima versione. Succede con un social, con l’app della banca, con il sistema operativo.
Litighiamo per 2 euro in più di bolletta ma ordiniamo cena a domicilio da 40 euro con una leggerezza sorprendente. La differenza non è nei numeri, è nel modo in cui li viviamo.
Dal metano ai fertilizzanti, fino al carrello della spesa: così le tensioni nel Golfo colpiscono un sistema agroalimentare italiano ancora fortemente dipendente dall’estero.
Dimenticati, ma mai interrotti. Quegli 8 euro che scivolano via dal conto ogni mese. Piccole cifre per servizi che non usiamo, che restano in vita solo perché disdirli richiede più energia di quanta ne serva per ignorarli.
Così i piccoli tap quotidiani – un caffè, una corsa, uno snack – scivolano sotto il radar, mentre solo a fine mese, guardando l’estratto conto, scopriamo quanto ci è costata davvero quella sensazione di non aver speso quasi nulla.
L'uscita degli Emirati dall'OPEC segna il tramonto dei vecchi monopoli petroliferi. L'Italia al bivio: esposta alla volatilità dei prezzi, ma proiettata verso un ruolo guida nel Mediterraneo, che torna a essere il centro nevralgico della sicurezza energetica europea.
A sei mesi dal voto, la Svezia smantella decenni di politiche di integrazione. Con una nuova legge sulla cittadinanza approvata tra le polemiche, il Paese scandinavo rischia di perdere migliaia di lavoratori qualificati.
Il consolidamento del mercato energetico parallelo tra Russia, India e Iran mette all'angolo l'industria europea. Per l'Italia, il passaggio da terminale passivo a hub mediterraneo è ormai l'unica via per la sopravvivenza strategica.
Le Nazioni Unite avvertono: la guerra in Iran rischia di cancellare anni di benessere mondiale. Per l'Italia è un colpo durissimo. Le nostre fabbriche funzionano a gas e, se i prezzi esplodono, produrre diventa troppo caro. Siamo i primi a pagare il conto di questa crisi energetica.