Tredici morti, tra cui sette cittadini italiani: è il bilancio dello schianto di un piccolo aereo turistico avvenuto sabato scorso vicino a Nazca, in Perù, mentre sorvolava i celebri geoglifi del deserto. Il velivolo, un Cessna Caravan della compagnia locale Aerodiana, era decollato dall'aeroporto di Pisco e ha perso il contatto radio pochi minuti dopo il decollo, un giorno dopo che le autorità locali avevano sospeso i voli sulla zona per raffiche di vento superiori ai 40 chilometri orari. Secondo l'agenzia di stampa statale peruviana Andina, ripresa da Euronews, tra le vittime, oltre ai sette italiani, figurerebbero anche due tedeschi, due spagnoli e i due membri dell'equipaggio peruviano.
L'incidente purtroppo non è un episodio isolato per l'area di Nazca. Un velivolo turistico precipitò nella stessa zona già nell'ottobre 2010, uccidendo quattro turisti britannici e due membri dell'equipaggio, mentre nel febbraio 2022 un altro incidente causò sette vittime tra cittadini cileni e olandesi. Con lo schianto di sabato, il bilancio complessivo delle vittime sui cieli di Nazca, in poco più di quindici anni, sale ad almeno una trentina. Secondo i dati del National Transportation Safety Board, l'agenzia federale statunitense che indaga sugli incidenti nei trasporti, il tasso di incidenti nell'aviazione generale si attesta tra le 5 e le 7 unità per 100.000 ore di volo, contro circa 0,15-0,30 per i voli di linea commerciali — un rapporto che supera ampiamente le venti volte, e che aiuta a spiegare perché i piccoli velivoli turistici restino statisticamente più esposti.
Il rischio per chi vola all'estero in assenza di uno standard globale unico
A differenza dell'aviazione commerciale, dove l'International Civil Aviation Organization impone protocolli condivisi a livello globale, il settore dei voli turistici non commerciali resta in gran parte una zona grigia. Molti Paesi classificano queste attività come «aviazione generale», sottoponendole a verifiche meno stringenti rispetto ai vettori di linea. In Europa, gli operatori sono soggetti alla normativa dell'Agenzia europea per la sicurezza aerea (EASA) e ai regolamenti tecnici nazionali — in Italia, quelli dell'Ente Nazionale per l'Aviazione Civile (ENAC) —, ma quando un turista italiano prenota un'escursione all'estero, le regole cambiano radicalmente, e spesso lo standard tecnico reale del velivolo o del pilota resta difficile da verificare in anticipo.
Anche in Italia, la vigilanza normativa resta uno strumento da esercitare attivamente, non un timbro acquisito una volta per tutte. Nel febbraio 2025 l'ENAC ha condotto un audit straordinario, dal 26 al 28 del mese, presso la sede di Sky Alps, vettore regionale con sede in Alto Adige, rilevando non conformità nelle attestazioni di manutenzione di alcuni aeromobili della compagnia — immatricolati presso l'autorità dell'aviazione civile maltese — rispetto ai requisiti di sicurezza del volo fissati dal regolamento UE 1321/2012, secondo il comunicato ufficiale dell'ENAC. Nello specifico, non risultarono conformi le attestazioni fornite da un tecnico della compagnia incaricato delle manutenzioni, al quale fu poi interdetto l'accesso agli aeroporti in cui opera Sky Alps. A titolo precauzionale, e con la piena collaborazione della proprietà e del personale dell'azienda, l'operatore sospese temporaneamente dal volo sette aeromobili della propria flotta, in attesa delle azioni correttive necessarie. Non risultano incidenti, infortuni o interruzioni del servizio collegati alla vicenda: Sky Alps mantenne il proprio certificato di operatore aereo e garantì i collegamenti sostituendo i velivoli fermi con altri aeromobili, come ha precisato l'ente in una successiva nota di chiarimento. L'episodio, per quanto riguardi un vettore di linea regionale e non un operatore di voli panoramici in senso stretto, mostra come anche in un contesto normativo maturo la conformità documentale richieda controlli continui, non solo una certificazione ottenuta una tantum.
Cosa possiamo fare noi turisti per tutelarci
Le indicazioni pratiche restano quelle di sempre, e valgono ovunque nel mondo: verificare la licenza operativa della compagnia presso l'autorità aeronautica locale prima di prenotare, e a maggior ragione prima di imbarcarsi; controllare se il tour viene cancellato o rinviato in presenza di allerte meteo, considerando questa scelta come un segnale di serietà dell'operatore e non come un disservizio; tenere presente che nei piccoli velivoli turistici scatole nere e radar meteo non sono sempre obbligatori, rendendo i voli meno tracciabili in caso di emergenza rispetto a un volo di linea. Alcune associazioni internazionali di viaggiatori hanno più volte denunciato, in diversi contesti, una manutenzione della flotta meno rigorosa rispetto agli standard delle compagnie di linea — un rischio che l'assenza di un'autorità di controllo sovranazionale equivalente all'ICAO per il segmento turistico non commerciale rende difficile da mitigare in modo uniforme.
Sul fronte della trasparenza digitale, resta un nodo aperto quello delle piattaforme di prenotazione online, che nella maggior parte dei casi non applicano filtri basati su standard di sicurezza aerea: un'escursione in elicottero su un canyon compare accanto a un volo su un piccolo velivolo in un'altra parte del mondo senza alcuna distinzione di rischio visibile al consumatore. La Commissione europea, attraverso la sua Rappresentanza in Italia, ha annunciato nell'agosto 2025 l'apertura di una consultazione pubblica per la revisione del regolamento sui servizi aerei, restata attiva fino al 4 novembre 2025 (Rappresentanza in Italia della Commissione Europea): il testo riguarda soprattutto franchigie bagagli e gestione degli scioperi dei controllori di volo, e non contiene, almeno nella sua formulazione attuale, obblighi informativi specifici sui rischi dei voli turistici assimilabili a quelli previsti per gli sport estremi.
Le domande de L'Analista
Fino a che punto può spingersi l'armonizzazione normativa internazionale senza soffocare un settore che vive anche di flessibilità operativa, soprattutto nei mercati emergenti del turismo d'avventura? E quale responsabilità hanno le agenzie di viaggio e le piattaforme digitali nel garantire che il turista italiano, abituato a un'autorità di vigilanza attiva come l'ENAC in patria, non si trovi esposto a rischi opachi appena varca i confini nazionali — magari verso un aeroporto le cui condizioni meteo avverse, come a Nazca, erano già note il giorno prima?