Via Roma, nove del mattino, in una città media italiana. Il bar all'angolo espone il cartello del rientro, fissato al 25 agosto. Pochi metri più in là la salumeria abbassa la serranda fino al 13, la libreria indipendente chiude per riaprire il 24, la panetteria riporta un laconico «chiuso per ferie» senza data di ritorno. Il Ferragosto, che quest'anno cade di sabato, complica la consuetudine (tutta italiana) del ponte, dove convivono la tradizione delle ferie lunghe «anni Sessanta» e un modello nuovo, sempre più diffuso, di aperture a a macchia di leopardo. Nelle città di provincia il commercio si divide poi tra il piccolo dettaglio, che conserva la chiusura lunga, e le catene e i franchising, che restano aperti a orario continuato per tutta la stagione.

Le 156mila serrande chiuse in tredici anni

Il rapporto «Città e demografia d'impresa» dell'Ufficio Studi di Confcommercio calcola che fra il 2012 e il 2025 siano scomparsi oltre 156mila punti vendita del commercio al dettaglio e ambulante, più di un quarto del totale. La contrazione ha risparmiato solo poche categorie — farmacie, tabaccherie, computer e telefonia — mentre vestiario, commercio non specializzato e ambulanti hanno perso una fetta consistente delle attività. I comuni più colpiti si concentrano al Nord. Le proiezioni al 2035 dello stesso Ufficio Studi non lasciano ben sperare: senza politiche di rigenerazione urbana, altre 100mila attività rischiano di chiudere entro il decennio.

La chiusura lunga di tre settimane, retaggio di un'economia in cui le città si svuotavano tutte insieme, diventa così un lusso: chi vuole restare aperto l'anno successivo fatica a permettersela.

L'agosto di quelli che restano in città

Secondo il Centro Studi Conflavoro circa 40 milioni di italiani, quindi due su tre, non partiranno nel mese di agosto2026. «Quasi quaranta milioni di italiani restano a casa e i loro soldi non si spostano: restano nel raggio di pochi chilometri dall'uscio, dal fruttivendolo al forno al bar all'angolo», ha dichiarato il presidente di Conflavoro Roberto Capobianco presentando lo studio a fine luglio, come riportato dall'osservatorio Osserva Italia.

Centro Studi Confcooperative conferma la stima: chi si mette in viaggio per Ferragosto è una minoranza rispetto a chi resta, come anche segnalato nel comunicato ripreso da AgenziaCult. Secondo Federalberghi quasi un italiano su due non farà vacanze tra giugno e settembre. Un fatto sociale prima che economico, che avrà indubbiamente effetti diretti sulla domanda di negozi aperti nelle settimane centrali di agosto.

Supermercati e franchising, dove la serranda non si abbassa mai

Per il Ferragosto Conad ha comunicato un piano capillare di aperture straordinarie, con punti vendita attivi in molte regioni italiane. Famila ha inserito il 15 agosto nel calendario ufficiale delle aperture straordinarie 2026. Lidl mantiene aperture a macchia di leopardo, Esselunga apre gran parte dei punti vendita con orario ridotto nelle grandi città, Il Gigante alterna, Pam Panorama tiene aperti gli store centrali. Coop, per tradizione, chiude «per scelta» la maggior parte dei negozi.

Riguardo alle librerie, Feltrinelli mantiene l'orario continuato tutto agosto: la sede di Piazza Gae Aulenti a Milano opera con orario pieno dal lunedì al venerdì. Diverso il caso di alcune Mondadori affiliate, come il Bookstore di Mestre, chiuso dal 3 al 17 agosto: segno che il franchising, quando è affidato a esercenti indipendenti, replica i comportamenti del piccolo commercio locale.

Se il turista arriva e la serranda è abbassata

C'è però un secondo elemento, meno raccontato: mentre le città d'arte alzano barriere contro l'overtourism — come Venezia che ha confermato per il terzo anno consecutivo il ticket d'ingresso — l'analisi previsionale «I piccoli comuni nel sistema turistico italiano: scenario 2026» di Demoskopika fotografa borghi che crescono in arrivi, presenze e spesa turistica più delle grandi capitali dell'overtourism, con una permanenza media che si allunga verso i quattro giorni.

Le regioni che crescono di più sono Molise, Basilicata, Sicilia, Emilia-Romagna e Abruzzo — mete lontane dalle rotte tradizionali del turismo di massa.

Il boom turistico, in questi piccoli centri, rappresenta un'occasione storica per invertire lo spopolamento, ma pretende un cambio di mentalità dai commercianti locali. Chi tiene aperto in agosto non lo fa più solo per servire i residenti anziani rimasti, ma per intercettare un turismo lento, benestante, che spende sempre di più e che si aspetta di trovare pane, giornali, farmacia e trattoria funzionanti in un martedì di Ferragosto. La sfida, per molti piccoli comuni delle aree interne, è passare da un'economia stagionale-emergenziale a un'economia stagionale-strutturata, con turni, orari coordinati e presidio dei servizi essenziali.