La Direzione Approfondimento della Rai ha deciso, il 10 luglio 2026, di fermare le repliche estive di Report. Una nota interna motiva la scelta con l'attesa di «piena chiarezza sulla delicata e complessa vicenda che vede coinvolto il conduttore Sigfrido Ranucci», e con la necessità di «tutelare un patrimonio editoriale di grande valore per il servizio pubblico», secondo il testo del comunicato aziendale ripreso integralmente dall'Ansa. La stessa nota conferma che «resta fermo l'appuntamento con la nuova stagione di Report, che tornerà in onda a partire dal prossimo mese di novembre».

La «vicenda» richiamata dall'azienda è l'inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Roma sull'attentato subito dal conduttore la notte del 16 ottobre 2025: due ordigni fatti esplodere davanti alla villetta di famiglia a Campo Ascolano, alle porte di Pomezia, distrussero l'auto di Ranucci e quella della figlia, che era passata da lì pochi minuti prima, secondo la ricostruzione di Sky TG24. A fine giugno 2026 i carabinieri hanno arrestato quattro persone ritenute esecutrici materiali del gesto, tutte residenti nell'Avellinese, con l'aggravante del metodo mafioso; nei giorni successivi la Procura ha iscritto nel registro degli indagati anche l'imprenditore Valter Lavitola, ex direttore del quotidiano «L'Avanti!», ritenuto il presunto mandante, come riportato da Euronews. Interrogato dai magistrati, Lavitola si è avvalso della facoltà di non rispondere ma ha reso una dichiarazione spontanea in cui nega ogni coinvolgimento: «Sono sconcertato, non sono stato io, non so chi possa essere stato e non ho idea del movente», dicendosi legato a Ranucci da un rapporto di «fraternità» — sempre secondo Euronews, che ha raccolto la dichiarazione direttamente in Procura.

Uno stop che divide la Rai dall'interno

La decisione della Direzione Approfondimento non ha trovato consenso unanime nell'azienda. Tre consiglieri d'amministrazione — Alessandro Di Majo, Davide Di Pietro e Roberto Natale — hanno diffuso una nota in cui si dicono contrari al provvedimento: «Non si capisce che cosa c'entri con questa esigenza di chiarezza la decisione della Direzione Approfondimento. A meno che non si tratti di puntate connesse in qualche modo all'indagine in corso, il provvedimento sembra solo una punizione che vuole soddisfare le richieste giunte a gran voce da una parte politica», scrivono i tre, aggiungendo che «la visione di Report non "nuoce gravemente alla salute"» e chiedendo «chiarezza, non vendette o censure», secondo il testo pubblicato da Articolo21.

Sulla stessa linea il presidente della Federazione nazionale della stampa italiana, Vittorio Di Trapani, che ha parlato di «atto gravissimo»: «"Cautelativamente" rispetto a cosa? Un dipendente e conduttore Rai subisce un attentato e la Rai che fa? Sospende il programma. Ormai siamo al ribaltamento dei fatti: la vittima di un attentato per i dirigenti Rai diventa il sospettato», ha scritto Di Trapani, sempre secondo Articolo21, che riporta il comunicato integrale della Fnsi. L'Usigrai, il sindacato dei giornalisti Rai, ha definito la misura «inaccettabile», sostenendo in una nota che «non mandare in replica puntate i cui contenuti hanno già avuto ogni controllo editoriale, con la scusa degli sviluppi sull'inchiesta della bomba a Ranucci, è solo un modo per togliere dagli schermi il programma che più di altri "infastidisce" con le sue inchieste», con un «danno per la Rai, per chi ci lavora, per un programma che da decenni rappresenta il giornalismo di inchiesta del servizio pubblico», si legge sul sito dell'Usigrai.

Lo stesso Ranucci ha respinto la decisione parlando di «vergognose congetture» veicolate da «dichiarazioni politiche» e da «ricostruzioni giornalistiche», definendola una forma di delegittimazione «non solo della mia persona ma anche di tutto il lavoro dei singoli giornalisti», secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, che ha raccolto la sua replica pubblicata sui social.

Un caso che resta aperto sul piano politico-editoriale

La vicenda si è incrociata, nelle settimane successive, con un'altra tensione: la richiesta, arrivata da un ministro dello Sviluppo economico, di verificare le fonti utilizzate da Report nelle sue inchieste — richiesta alla quale l'amministratore delegato Rai ha risposto dicendosi al lavoro per farlo. Di Trapani ha definito l'iniziativa un'«impropria caccia» alle fonti del programma, ricordando che «un giornalista ha il diritto-dovere di garantire la riservatezza delle proprie fonti» e che «il giornalismo investigativo si valuta sulla veridicità delle notizie pubblicate», secondo quanto riportato da Articolo21.

Al momento la sospensione riguarda solo le repliche estive: la nuova stagione di Report, secondo quanto confermato dalla stessa Rai, resta calendarizzata per novembre 2026. Resta da vedere se le indagini sull'attentato — e l'eventuale nota del comitato etico Rai attesa nelle settimane successive — porteranno a un chiarimento capace di ricomporre la frattura apertasi tra vertici aziendali, sindacati e parte del consiglio d'amministrazione.