La Corte d'Assise di Latina ha condannato a sedici anni di reclusione Antonello Lovato, il datore di lavoro accusato di omicidio volontario con dolo eventuale per la morte di Satnam Singh. Il bracciante indiano di 31 anni morì il 19 giugno 2024, circa trentasei ore dopo un incidente sul lavoro avvenuto il 17 giugno in un'azienda agricola di Borgo Santa Maria, nelle campagne pontine: agganciato da un macchinario avvolgiplastica trainato da un trattore, rimase con il braccio destro tranciato e le gambe gravemente schiacciate. Invece di allertare i soccorsi, Lovato lo caricò su un furgone con l'arto poggiato in una cassetta della frutta e lo abbandonò davanti a casa sua. Trasportato solo in un secondo momento in elisoccorso all'ospedale San Camillo di Roma, morì per un'emorragia dovuta alla recisione delle vene del braccio e delle gambe.

Il collegio, riconosciute le attenuanti generiche, ha inflitto la pena dopo una lunga camera di consiglio: la Procura aveva chiesto 22 anni. Oltre alla reclusione, per Lovato è scattata l'interdizione perpetua dai pubblici uffici, l'interdizione legale durante l'esecuzione della pena e la condanna al risarcimento dei danni alle parti civili, con provvisionali immediatamente esecutive fino a 120mila euro; la Corte ha inoltre accolto la richiesta di risarcimento del Comune di Latina, costituitosi parte civile. Tra le parti civili ammesse al processo figuravano anche la compagna della vittima, Soni Soni, i familiari di Satnam Singh, i Comuni di Latina e Cisterna, la Regione Lazio, l'Inail e i sindacati Flai Cgil e Cgil.

Il caso ha aperto anche un secondo procedimento, ancora in corso, per caporalato: sono imputati lo stesso Antonello Lovato e il padre Renzo Lovato, quest'ultimo già indagato dal 2019 per sfruttamento del lavoro nella cooperativa agricola di famiglia, la Agrilovato — indagine che coinvolgeva complessivamente sedici persone ed era stata rivelata dal Post subito dopo la morte di Singh. Nel marzo 2025 il Ministero delle imprese e del made in Italy ha disposto lo scioglimento dell'Agrilovato, già sotto amministrazione giudiziaria.

Deceduto in queste circostanze, Singh è diventato il simbolo nazionale della battaglia contro il caporalato.

Amendolara, caporalato e aziende senza terra: il sistema dello sfruttamento
Il rogo di Amendolara del 1° giugno non è un episodio isolato. È il punto più visibile di un sistema che va dal Bangladesh alle campagne toscane, dove «aziende senza terra» reclutano braccianti con contratti formalmente regolari. Quando arriva un’ispezione, tutto appare a posto. Ma dietro c’è altro.