I Livelli Essenziali di Assistenza (Lea) sono le prestazioni sanitarie che lo Stato deve garantire gratuitamente o a costo contenuto a tutti i cittadini, indipendentemente da dove vivono: vaccinazioni, screening oncologici, visite specialistiche, assistenza domiciliare, ricoveri ospedalieri. Ogni anno il Ministero della Salute verifica se le Regioni rispettano davvero questo impegno, attraverso il Nuovo Sistema di Garanzia (Nsg). Il meccanismo assegna a ciascuna Regione un punteggio da 0 a 100 in tre aree distinte — prevenzione, assistenza territoriale e assistenza ospedaliera — e per essere considerata "in regola" una Regione deve superare i 60 punti in ognuna delle tre, senza poter compensare un risultato negativo con una performance migliore altrove.
Il Veneto guida la classifica
Il Veneto si confema la Regione con la sanità più efficiente d'Italia nel monitoraggio relativo al 2024, con un totale di 288 punti su 300 (somma descrittiva delle tre aree: 96 in prevenzione, 95 nel territorio, 97 negli ospedali). Alle sue spalle si piazzano l'Emilia-Romagna con 282 punti e la Toscana con 280. È importante chiarire che questa somma dei tre punteggi non è la classifica ufficiale del Ministero — che valuta ogni area separatamente — ma serve a farsi un'idea complessiva delle performance regionali.
Il quadro generale, comunque, migliora: solo tre territori restano sotto la soglia minima di 60 punti in almeno un'area, contro le otto Regioni che presentavano insufficienze nel 2023. Guardando a un arco di tempo più lungo, tra il 2020 e il 2024 le Regioni che superano la sufficienza in tutte e tre le aree sono passate da 11 a 18 su 21 come riportato da Nurse24.
Il Sud ancora in ritardo: dove e perché
Il titolo di questo pezzo — "Sud ancora in ritardo" — trova conferma precisa nei dati, ma con distinzioni importanti da fare, perché non tutti i territori sotto soglia hanno lo stesso problema:
- Calabria: 52 punti nell'assistenza territoriale — cioè nella rete di medici di famiglia, cure a domicilio e servizi sanitari vicino a casa dei cittadini. Qui il problema non riguarda la prevenzione, ma la capacità di curare le persone fuori dall'ospedale.
- Sicilia: 49 punti in prevenzione — il valore più basso registrato a livello nazionale in questa specifica area, che misura vaccinazioni, screening e stili di vita.
- Provincia autonoma di Bolzano: 59 punti, sempre in prevenzione — un solo punto sotto la soglia, quindi una criticità più lieve e circoscritta.
Il caso di Bolzano è utile per capire che non si tratta solo di una questione geografica Nord-Sud: anche un territorio ricco e ben organizzato come la Provincia autonoma può avere una criticità puntuale in un'area specifica. Ma il fenomeno più marcato resta comunque quello meridionale: se si somma il punteggio delle tre aree, la Calabria risulta ultima in Italia con 189 punti complessivi, seguita da Molise (192) e Sicilia (196) — un distacco di quasi 100 punti rispetto al Veneto, che ne totalizza 288.
Cosa significa in pratica per i cittadini
Il divario Nord-Sud si concentra soprattutto sull'assistenza territoriale, cioè sulle cure di prossimità: chi vive in Calabria o in altre Regioni del Sud fatica di più ad accedere a un medico di famiglia disponibile, all'assistenza domiciliare per anziani e malati cronici, o ai consultori — servizi che, quando funzionano bene, evitano ricoveri ospedalieri inutili e riducono le liste d'attesa. Nel 2024 anche l'area ospedaliera ha segnato una lieve flessione a livello nazionale, ma resta l'area in cui la maggior parte delle Regioni italiane, comprese molte del Sud, ottiene i punteggi migliori.
La sintesi
I dati del 2024 raccontano quindi una doppia verità: il sistema sanitario italiano nel suo complesso sta recuperando terreno, con sempre meno Regioni bocciate rispetto al passato, ma il divario storico tra Nord e Sud non si è chiuso — anzi resta la priorità strategica più urgente. Non basta aumentare la spesa sanitaria per risolvere il problema: la Calabria, ad esempio, ha aumentato negli ultimi anni la spesa pro capite più di altre Regioni virtuose come il Veneto, senza però riuscire a colmare del tutto il ritardo nell'assistenza territoriale. Il vero nodo da sciogliere, secondo gli esperti che analizzano questi dati, è l'integrazione tra ospedale e territorio: rafforzare i servizi di prossimità nelle Regioni più indietro, non solo gli ospedali, per garantire davvero standard di cura uniformi su tutto il territorio nazionale.