L'Organizzazione mondiale della sanità ha escluso che l'epidemia di Ebola in corso nella Repubblica Democratica del Congo costituisca un'emergenza pandemica. Il direttore generale Tedros Adhanom Ghebreyesus ha definito il rischio «elevato» a livello nazionale e regionale, ma «basso» su scala globale. L'epidemia, che probabilmente è iniziata mesi fa secondo l'Oms, ha causato oltre 500 casi sospetti e almeno 131 morti nel Congo orientale, nella provincia dell'Ituri al confine con l'Uganda, con propaggini fino al Sud Sudan.
L'Uganda ha registrato un caso e un decesso, entrambi cittadini congolesi, e ha posto oltre 100 persone in isolamento. Il governo di Kampala ha vietato strette di mano e contatti fisici per contenere il contagio, trasmesso attraverso fluidi corporei. L'Oms ha dichiarato l'emergenza sanitaria internazionale il 17 maggio, ma ha poi precisato che la diffusione resta circoscritta. La situazione è aggravata dall'instabilità nelle regioni orientali del Congo, con continui spostamenti di popolazione che complicano il tracciamento dei contatti.
Per l'Italia e l'Europa il rischio rimane contenuto, ma la vicenda riaccende l'attenzione sulla gestione delle emergenze sanitarie transfrontaliere in contesti umanitari fragili.