Oltre cento medici radiati o sospesi in un Paese europeo hanno continuato a esercitare la professione in un altro Stato membro. Il dato emerge da un'inchiesta dell'Organized Crime and Corruption Reporting Project che ha analizzato il funzionamento dei meccanismi di controllo transfrontalieri. Tra i casi documentati, quello di un medico radiato in Francia nel 2024 per violenza sessuale durante l'attività clinica e che è tuttora in esercizio in Belgio. Per l'Italia, dove la mobilità dei professionisti sanitari verso l'estero è cresciuta negli ultimi anni e dove contemporaneamente si registra un afflusso di medici stranieri per coprire carenze strutturali, il tema solleva interrogativi sia sulla capacità di monitorare chi esce sia su chi entra.
Il sistema IMI e le sue criticità applicative
Dal 2015 l'Unione europea ha attivato l'Internal Market Information System (IMI), una piattaforma digitale che consente agli Stati membri di scambiarsi informazioni sui professionisti sottoposti a provvedimenti disciplinari. Già nel giugno 2017 la Federazione nazionale degli Ordini dei medici (FNOMCeO) aveva recepito una comunicazione ministeriale che richiamava l'obbligo di segnalare sospensioni e radiazioni attraverso tale sistema. La stessa Federazione aveva realizzato un database dedicato per supportare gli Ordini provinciali nelle verifiche relative ai professionisti provenienti dall'estero.
Eppure l'inchiesta internazionale documenta come permangano criticità applicative. Le difficoltà riguardano sia la trasmissione tempestiva delle informazioni da parte delle autorità competenti sia l'effettivo utilizzo di tali dati nei processi di iscrizione agli Albi professionali. In Svizzera, Paese non membro dell'Unione ma pur strettamente integrato nel mercato del lavoro sanitario europeo, la situazione appare ancora più frammentata: le autorizzazioni vengono rilasciate a livello cantonale e il Paese non ha accesso al registro IMI. Nel 2022, un terzo dei 36 medici interdetti sul territorio elvetico avrebbe continuato la propria attività, secondo quanto riferito dalla trasmissione d'inchiesta della televisione svizzera romanda.
I ritardi della Commissione Centrale e l'effetto sospensivo
In Italia, il nodo della tempestività si intreccia con il funzionamento della Commissione Centrale per gli Esercenti le Professioni Sanitarie (CCEPS), l'organo che esamina i ricorsi contro le sanzioni disciplinari degli Ordini. Nell'ottobre 2025, il presidente della FNOMCeO Filippo Anelli aveva richiamato l'attenzione sull'elevato numero di procedimenti pendenti. Il ricorso alla CCEPS comporta la sospensione dell'efficacia della sanzione fino alla decisione definitiva. I ritardi accumulati rischiano dunque di vanificare l'effetto deterrente dei provvedimenti disciplinari più gravi e di prolungare situazioni di incertezza.
Per affrontare il problema è stata prevista una sezione stralcio della Commissione con il compito di accelerare l'esame dei procedimenti arretrati. Tuttavia, resta da valutare se tale misura sarà sufficiente a ridurre significativamente i tempi. Nel frattempo, un medico radiato da un Ordine provinciale può, almeno in teoria, spostarsi in un altro Paese europeo e tentare l'iscrizione a un nuovo Albo prima che la sanzione diventi definitiva. La frammentazione delle procedure e la lentezza amministrativa creano una zona grigia in cui i controlli incrociati faticano a essere efficaci.
Tra carenza di personale e fiducia del paziente
La questione si aggrava in un contesto di carenza strutturale di medici. In Italia, come in Svizzera, la necessità di coprire posti vacanti spinge a velocizzare le procedure di riconoscimento dei titoli stranieri. Il medico cantonale di Ginevra, Alessandro Cassini, nell'inchiesta della trasmissione "A bon entendeur" (RTS) del 21 aprile 2026, ha dichiarato che la validazione dei titoli richiede la verifica di vari documenti, tra cui il casellario giudiziale e il «good standing». Ma se i controlli si basano sulla buona fede e sulla collaborazione volontaria tra autorità nazionali, il margine di errore resta ampio.
Il registro MedReg, istituito dall'Ufficio federale della sanità pubblica svizzero, permette ai pazienti di verificare se il proprio medico ha il diritto di esercitare. Tuttavia, il sistema non indica le ragioni dell'eventuale mancanza di autorizzazione, per motivi di protezione dei dati. In Italia il registro degli Ordini professionali consente ricerche simili, ma non sempre i pazienti ne sono a conoscenza o hanno gli strumenti per interpretare correttamente le informazioni.