Da fine maggio l'Albania vive la sua stagione di piazze più intensa degli ultimi anni. Migliaia di persone manifestano a Tirana e sulla costa di Vlora contro un progetto turistico miliardario legato ad Affinity Partners, il fondo di Jared Kushner, genero del presidente statunitense Donald Trump. Lo slogan che accompagna i cortei — «Albania is not for sale», l'Albania non è in vendita — è diventato il simbolo di un movimento che i media locali hanno battezzato «Revolucioni i Flamingove», la Rivoluzione dei fenicotteri, in omaggio agli uccelli che popolano le lagune minacciate dal cantiere.
Il racconto che circola in Italia tende però a comprimere in un'unica «isola di Zvërnec» due progetti distinti, con superfici, proprietà e stadi autorizzativi molto diversi tra loro. Separarli è indispensabile per capire cosa sia realmente contestato.
Due progetti, non uno: Sazan e Zvërnec
Zvërnec non è un'isola: è un villaggio costiero sulla terraferma, vicino a Vlora, affacciato sulla laguna di Narta, area protetta come «paesaggio protetto» di categoria V IUCN dal 2004, come chiarisce il governo albanese nel documento «Fakte dhe informacion mbi Sazanin dhe Zvërnecin». Qui si trovano terreni di proprietà privata, acquistati da investitori legati al progetto, sui quali è prevista la costruzione della componente più estesa del complesso turistico, con una capacità stimata fino a diecimila stanze, come riportano Politico e Realtor.com.
Sazan è invece un'isola vera e propria, disabitata, di circa 1.400 ettari, ex base militare sovietica e poi albanese, al largo di Valona. Il governo di Tirana ne ha approvato la trasformazione in resort di lusso il 30 dicembre 2024, con un investimento stimato in 1,4 miliardi di dollari e la creazione di circa mille posti di lavoro, tramite la società Atlantic Incubation Partners LLC, secondo quanto riportato da Reuters. L'isola resta demanio statale: secondo il governo albanese non è stata venduta, ma concessa in una negoziazione ancora in corso.
I due siti fanno capo, oggi, a soggetti societari diversi: l'operazione complessiva è passata da Affinity Partners a una nuova entità, Sazan Real Estate Development LLC, che include partner statunitensi, il fondo qatariota Assets Group e il gruppo albanese Kastrati, come racconta The American Prospect.
Le cifre: quanto vale davvero il progetto
Sulle stime finanziarie circolano numeri non sempre coerenti tra loro, e il testo in verifica ne è un esempio: si passa da «oltre un miliardo di dollari» a «oltre quattro miliardi di euro» senza chiarire a cosa si riferiscano esattamente le due cifre. I dati disponibili permettono di distinguerle. Il solo Sazan vale circa 1,4 miliardi di dollari, secondo Reuters; Al Jazeera cita invece 1,6 miliardi di dollari per la stessa componente. Il progetto complessivo, che comprende anche Zvërnec, è stato quantificato dal primo ministro Edi Rama in circa quattro miliardi di euro, cifra ripresa sia da Deutsche Welle che da France 24; Reuters, in un servizio più recente, parla invece di un investimento complessivo salito a circa cinque miliardi di euro.
Quanto al peso sull'economia albanese, l'affermazione secondo cui l'investimento equivarrebbe a «un terzo del Pil» non trova riscontro nei dati ufficiali. Il Pil albanese si attesta oggi attorno ai 27 miliardi di euro, con l'obiettivo dichiarato da Rama di arrivare a 35 miliardi entro la fine del decennio, secondo quanto riporta Tirana Diplomat. Un investimento di quattro miliardi di euro corrisponde dunque a circa il 15% del prodotto interno lordo, non a un terzo: la proporzione indicata nel testo originale va corretta.
La scintilla: il filo spinato sulla spiaggia
Le proteste sono nate da un episodio preciso, non da un clima di tensione generico. Il 23 maggio 2026 alcuni residenti e attivisti ambientali hanno trovato la spiaggia di Pishë Poro, nella laguna di Narta, recintata con filo spinato che ne impediva l'accesso pubblico; l'hanno divelto, come ricostruisce la cronologia curata dal sito The Flamingo Revolution. Il 30 maggio, nell'area di Portonovë, vicino a Zvërnec, un nuovo presidio si è concluso con scontri tra manifestanti e personale della sicurezza privata incaricato di sorvegliare il cantiere.
Un manifestante identificato con le iniziali E.S. è stato trascinato con la forza all'interno del perimetro del cantiere da addetti della sicurezza privata e ha subito lesioni fisiche, secondo quanto riferito dalla Direzione di polizia di Valona e ripreso da intellinews. Le immagini dell'episodio, diffuse sui social, hanno acceso l'indignazione pubblica e sono indicate da Deutsche Welle come il detonatore delle proteste di massa a Tirana.
Le società di sicurezza, le licenze revocate, gli arresti
Sui provvedimenti amministrativi e penali seguiti all'episodio del 30 maggio, la Direzione generale della polizia di Stato albanese ha diffuso una ricostruzione dettagliata, ripresa testualmente da VOX News. Le società «Myrto Security 1.3A» e «Major Security» — incaricate della sicurezza del cantiere per conto del proprietario del terreno — hanno visto revocata la licenza il 1° giugno 2026, per non aver rispettato le procedure di controllo degli accessi al sito e per la condotta violenta di propri addetti nei confronti dei manifestanti.
Le indagini della polizia hanno accertato che due dei tre uomini coinvolti nel trascinamento del manifestante E.S. — identificati come A.G., 35 anni, e G.V., 41 anni — non risultavano affatto registrati né autorizzati da alcuna società di sicurezza privata, pur avendo agito all'interno del cantiere di «Major Security»; sono stati arrestati il 3 giugno con un'ordinanza del tribunale di Valona, riporta Albania Daily News. Un terzo uomo, Gerald Biba, indicato dalla stampa albanese come il proprietario di fatto di «Major Security» — formalmente registrata a nome della suocera — era stato arrestato in precedenza per aver colpito con un pugno lo stesso manifestante, secondo Gazeta SI. In totale, la polizia ha avviato procedimenti penali contro quindici manifestanti per accuse legate a danneggiamenti, partecipazione a un assembramento illegale e lesioni volontarie di lieve entità.
Sul fronte delle forze dell'ordine, la Direzione generale della polizia ha sospeso il direttore della polizia di Valona, dopo aver riconosciuto che le prime informazioni diffuse sull'episodio erano inesatte. Nelle settimane successive, la protesta si è spostata a Tirana e ha assunto un carattere più ampio: il 2 luglio, durante scontri davanti al Parlamento, sono state fermate oltre venti persone, due delle quali poste agli arresti domiciliari, mentre dodici agenti sono risultati feriti da lanci di uova, pietre e altri oggetti, secondo quanto denunciato dal ministro dell'Interno albanese Besfort Lamallari e riportato da Deutsche Welle.
La difesa di Rama e la posizione del governo
Il primo ministro Edi Rama, al potere dal 2013, ha condannato pubblicamente la condotta delle guardie private riprese nei video, definendola «disgustosa», ma non ha arretrato sul progetto, riferisce Deutsche Welle. Rama ha respinto le richieste di dimissioni e ha difeso la legge n. 21/2024, che consente la realizzazione di resort a cinque stelle in aree protette: «Sì, abbiamo modificato la legge — ha dichiarato, secondo Deutsche Welle — ma non ne abbiamo cambiato la sostanza, e le nostre modifiche non violano gli standard e i criteri europei». Secondo il governo albanese, inoltre, lo status di area protetta della zona di Pishë Poro-Narta non è mai stato modificato: resta «paesaggio protetto» di categoria V IUCN dal 2004, e il progetto si trova ancora in fase di permesso di sviluppo — non di costruzione —, ottenuto il 30 marzo 2026, con un successivo permesso di recinzione, limitato a rilievi tecnici, concesso il 29 aprile.
L'inchiesta SPAK e il caso Shehu
Il fascicolo giudiziario più delicato riguarda la provenienza dei terreni. Il governo albanese conferma, nel documento ufficiale già citato, che la SPAK aveva già un'indagine aperta su uno dei venditori dei terreni di Zvërnec, e che un tribunale, su richiesta della procura, ha ordinato che la somma pagata dagli investitori per quella porzione di terreno fosse depositata su un conto bancario congelato invece di essere trasferita al venditore — senza però specificare l'importo.
È Reuters, in un'inchiesta più recente e circostanziata pubblicata l'11 luglio 2026, a fornire nome e dettagli: il venditore in questione è l'imprenditore Artur Shehu, basato a Miami, sospettato dalla SPAK non solo di aver falsificato gli atti di proprietà dei terreni di Zvërnec — con titoli contraffatti o dimensioni dei lotti gonfiate artificialmente — ma di aver riciclato, attraverso l'acquisto e la successiva rivendita di quei terreni, i proventi di un giro di traffico di cocaina sudamericana verso porti europei. Secondo l'agenzia, la SPAK ha emesso un mandato d'arresto nei suoi confronti per riciclaggio di denaro legato al narcotraffico; il suo avvocato, Kujtim Cakrani, ha reso noto che Shehu respinge tutte le accuse. Il terreno è stato venduto, sempre secondo Reuters, per circa 110 milioni di euro ad Albania Land Development, società partecipata dagli sviluppatori del progetto legato a Kushner, Sazan Real Estate Development, insieme ad altri investitori; è questa somma — non altre — a risultare congelata su un conto notarile. Reuters precisa inoltre che i fascicoli della SPAK non contengono accuse di illecito né contro Kushner né contro Sazan Real Estate Development, Albania Land Development o altri investitori, e che non ha trovato indicazioni secondo cui questi fossero al corrente dei sospetti su Shehu al momento dell'acquisto.
Il paragone con l'Italia
Il caso albanese richiama, per certi versi, i dibattiti ricorrenti sulle coste italiane — dalla cementificazione della Sardegna alle concessioni balneari di Puglia e Sicilia — ma con una differenza di scala e di velocità politica che merita di essere sottolineata: in Albania la contestazione ha già prodotto un movimento di piazza capace di paralizzare Tirana per settimane, una sospensione di licenze aziendali, arresti e un'inchiesta della magistratura speciale, tutto nell'arco di poche settimane. Il paragone diretto con l'Italia, tuttavia, resta più una suggestione giornalistica che un termine di paragone tecnico, viste le enormi differenze tra i quadri normativi sulle aree protette e sulle concessioni turistiche dei due Paesi.