Due mesi di fragile contenimento si sono infranti con un nuovo scambio di missili tra Israele e Iran. Nonostante le operazioni militari nei teatri regionali non si siano mai fermate in questi due mesi, lo scontro diretto di oggi segna il collasso della deterrenza che fino a ieri impediva ai due Paesi di colpirsi apertamente. La ripresa del fuoco diretto riaccende la linea di frattura più pericolosa del Medio Oriente, rendendo insostenibile lo status quo che aveva caratterizzato l'ultimo bimestre.
La ripresa delle ostilità coincide con un momento di debolezza della diplomazia statunitense: l'amministrazione Trump, che pure aveva rivendicato un ruolo nella de-escalation primaverile, appare oggi priva di strumenti efficaci per contenere la crisi. Per l'Italia e per l'Europa, questa instabilità significa pressione sui flussi energetici, rischio di nuove ondate migratorie e necessità di ripensare una politica estera autonoma in un'area dove gli Stati Uniti non garantiscono più equilibrio.