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Addio a Carola Frediani, voce libera della Rete

Spiegava il digitale a chi non lo capiva. Carola Frediani, scomparsa a 51 anni il 3 giugno, era tra le maggiori esperte italiane di cybersicurezza e diritti digitali.

Addio a Carola Frediani, voce libera della Rete
Carola Frediani

Se ne va a 51 anni una delle firme più limpide del giornalismo tecnologico italiano. Carola Frediani è morta il 3 giugno 2026 a Genova, la sua città, dopo una malattia che l'aveva colpita negli ultimi mesi. Lascia la madre Luciana, il marito Luca — sposato da poco — e un figlio diciassettenne.

C'è un dettaglio che dice tutto del suo modo di stare al mondo. L'ultimo numero di Guerre di Rete porta la data del 1° giugno e reca ancora la sua firma. Due giorni prima della fine, Carola scriveva. Perché il mestiere, per lei, non era un ruolo: era una postura.

Una pioniera del racconto digitale

Genovese, classe 1974, aveva mosso i primi passi all'inizio degli anni Duemila nell'agenzia Totem di Franco Carlini. Da lì un percorso lungo e coerente: La Stampa, le inchieste, i libri. «Attenta e puntuale, sempre pronta a smontare con una battuta le discussioni quando diventavano troppo complesse, senza però mai fare un passo indietro sul rigore della ricerca e della denuncia», la ricorda la redazione che l'ha avuta tra le sue penne.

Aveva saputo raccontare molto bene la tecnologia senza cedere né all'allarmismo né all'entusiasmo acritico. Il dark web, il collettivo Anonymous, la sorveglianza, il cybercrimine: territori difficili, spiegati con chiarezza e senza scorciatoie. Tra i suoi titoli, Dentro Anonymous, Deep Web, #Cybercrime e l'ultimo L'inganno dell'automa del 2025, dedicato al nodo fra intelligenza artificiale e immaginario dell'automazione.

Guerre di Rete, l'eredità

Nell'estate del 2018, dopo diciotto anni di professione, fece una scelta controcorrente: lasciò il giornalismo tradizionale per fondare una newsletter. Guerre di Rete nacque così, dal basso. Nel 2022, unendo le forze con l'associazione no profit Cyber Saiyan e altri collaboratori, divenne un sito, una piattaforma di approfondimento con oltre quindicimila iscritti.

Era diventata il punto di riferimento italiano su cybersicurezza, privacy e geopolitica della Rete. Le sue competenze avevano valicato i confini del giornalismo: aveva lavorato alla sicurezza digitale per Amnesty International e Human Rights Watch, mettendo il sapere tecnico al servizio dei diritti umani.

«Carola è stata anima e linfa di Guerre di Rete e lascia un vuoto incolmabile in tutti coloro che l'hanno conosciuta in questi anni. Ci mancherai», si legge nel messaggio della redazione. Il progetto, hanno fatto sapere, andrà avanti. Ma senza di lei.

L'ultimo saluto si terrà venerdì 5 giugno alle 12.00 al Tempio laico di Staglieno, a Genova.

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