Torna puntuale, ad ogni stagione di bilancio, lo spettro della patrimoniale. A rievocarlo, questa volta, è stata Elly Schlein, che a fine maggio ha aperto all'ipotesi di un prelievo europeo sui grandi capitali — salvo poi precisare, pochi giorni dopo a Rapallo davanti a Confindustria Giovani, che «non è tra le cose condivise nel programma dell'alleanza progressista». Risposta immediata da Palazzo Chigi: il 10 giugno, all'assemblea di Confcommercio, Giorgia Meloni ha chiuso ogni spiraglio con una formula netta — «altri parlano di tassare il patrimonio, noi lavoriamo perché gli italiani possano ambire ad averlo» — e ha rilanciato sul taglio dell'Irpef per il ceto medio.
Il dibattito, però, si svolge attorno a un dato che quasi nessuno cita: l'Italia una patrimoniale, di fatto, ce l'ha già. Solo che non si chiama così. Nel 2024 l'Imu — esclusa la prima casa — ha prodotto 16,9 miliardi di euro, livello record, stando ai dati Siope+ del Ministero dell'Economia elaborati dal Centro Studi Enti Locali. A questa si aggiunge l'imposta di bollo su conti e strumenti finanziari — in crescita del 48% nel primo semestre 2024 rispetto all'anno precedente, secondo il Bollettino delle entrate tributarie del MEF — e il gettito dell'imposta di successione, che con franchigie fino a un milione di euro per gli eredi diretti produce poco più di un miliardo. La somma complessiva si avvicina ai 27 miliardi. Secondo l'analisi dell'Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani (Università Cattolica, elaborazioni Eurostat), nel 2020 l'insieme delle imposte patrimoniali italiane valeva il 2,4% del Pil.
Spagna, Francia, Germania, Norvegia, Svizzera: cinque modelli a confronto
Nel dibattito sulla patrimoniale si citano spesso altri paesi europei come termine di paragone, quasi a suggerire che l'Italia sia un caso isolato. La realtà è più articolata: ogni sistema fiscale europeo tassa la ricchezza in modo diverso per struttura, soglie e gettito effettivo, rendendo i confronti diretti più scivolosi di quanto sembrino.
Il caso spagnolo è il più evocato, ma richiede una precisazione metodologica. L'Impuesto sobre el Patrimonio ha soglie alte e aliquote modeste, e le comunità autonome possono azzerarlo: Madrid lo fa stabilmente da anni. Ma le imposte patrimoniali spagnole nel loro complesso — incluse quelle immobiliari — si attestavano al 2,7% del Pil nel 2020, superiori a quelle italiane, secondo l'analisi OCPI-Unicatt su dati Eurostat. Affermare che l'Italia incassi «dieci volte più della Spagna» è una semplificazione: dipende interamente da quali voci si mettono a confronto.
La Francia ha compiuto il percorso inverso. Nel 2018 Emmanuel Macron ha abolito l'Impôt de Solidarité sur la Fortune (ISF), che colpiva la ricchezza complessiva, sostituendolo con l'Impôt sur la Fortune Immobilière (IFI), che tassa solo il patrimonio immobiliare netto oltre 1,3 milioni di euro con aliquote dallo 0,5% all'1,5%. Il gettito 2024 si è fermato a 2,2 miliardi di euro, in crescita dell'11% ma ben lontano dai livelli dell'ISF. La Germania, invece, ha sospeso la propria imposta patrimoniale nel 1997 dopo una sentenza della Corte Costituzionale federale e non l'ha mai reintrodotta: non esiste alcuna wealth tax sul patrimonio netto individuale.
In Norvegia la wealth tax — definita formuesskatt — colpisce il patrimonio netto sopra 1,9 milioni di corone (circa 164 mila euro) con un'aliquota dell'1%, che sale all'1,1% oltre i 21,5 milioni, secondo le tabelle ufficiali dell'Amministrazione tributaria norvegese aggiornate al 2026. In Svizzera, ogni cantone definisce aliquote e soglie in autonomia: il prelievo colpisce il patrimonio netto complessivo con aliquote generalmente contenute, come documentato dall'Amministrazione federale delle contribuzioni elvetica.
Il dibattito che non guarda i numeri
Quel che resta fuori dalla polemica è l'analisi dell'Ufficio parlamentare di bilancio, contenuta nel Rapporto sulla politica di bilancio 2026 presentato alla Camera il 10 giugno: la combinazione di progressività Irpef e flat tax per il lavoro autonomo «accentua le disparità di trattamento tra le varie tipologie di reddito» e allontana l'equità orizzontale prevista dalla delega fiscale. Un sistema che pesa già su milioni di proprietari immobiliari e risparmiatori attraverso Imu e bollo. Mentre, secondo i dati del Ministero dell'Economia sulle dichiarazioni fiscali, i livelli di evasione dell'Irpef tra i lavoratori autonomi «rimangono elevati» — voce su cui né il governo né l'opposizione sembrano intenzionati ad aprire un confronto serio.