Mercoledì 10 giugno il Club Nautico di Rimini ospiterà l'Itaca Day – Regata per la Vita, una giornata di navigazione organizzata dall'AIL (Associazione Italiana contro Leucemie, Linfomi e Mieloma) nell'ambito del progetto Sognando Itaca. L'iniziativa sposa i principi della vela-terapia, un percorso che unisce sport, socialità e supporto psicologico in un'importante esperienza di cura per i pazienti oncoematologici.
Il progetto Sognando Itaca nasce nel 2006 sul Lago di Garda con l'obiettivo di migliorare la qualità della vita dei malati. Il cuore dell'iniziativa è una barca a vela che naviga lungo le coste italiane, facendo tappa nelle città sedi di centri di Ematologia. Il tour di quest'anno prevede sette tappe: è iniziato l'8 giugno a Venezia, proseguendo per Rimini (10 giugno), Pesaro (11 giugno), Ancona (12 giugno), Giulianova (13 giugno), Bari (16 giugno) e terminando a Brindisi il 18 giugno. Oltre al viaggio della barca nazionale, il progetto include gli Itaca Day, giornate di riabilitazione psico-sociale organizzate dalle sezioni locali AIL per offrire ai pazienti un’esperienza di benessere e condivisione lontana dalla routine ospedaliera.
La vela-terapia: quando il mare diventa spazio di cura
Sognando Itaca utilizza la navigazione come vero e proprio strumento terapeutico complementare. Durante l'uscita in mare, programmata dalle 10 alle 12, i partecipanti condividono compiti, decisioni e spazi ristretti, vivendo dinamiche di gruppo che stimolano fiducia, autonomia e resilienza, creando un ponte tra terapia tradizionale e approcci innovativi.
La giornata prevede anche una conferenza stampa con interventi tecnici: la dottoressa Patrizia Tosi, direttrice dell'Unità Operativa di Ematologia dell'Ospedale Infermi di Rimini, la dottoressa Roberta Pericoli, responsabile dell'Oncoematologia Pediatrica, e la psicologa Samantha Nucci illustreranno il valore clinico dell'iniziativa. Interverranno anche Eduardo Pinto, presidente AIL Rimini e il consigliere nazionale AIL Giuseppe Navoni. La presenza di queste figure sottolinea come la vela-terapia non sia un'attività ricreativa estemporanea, ma un intervento strutturato e integrato.
In Italia, il concetto di terapia complementare attraverso lo sport incontra ancora resistenze. Le linee guida oncologiche nazionali raccomandano attività fisica moderata, ma raramente includono protocolli specifici per discipline come la vela. Eppure, studi internazionali evidenziano come l'ambiente marino riduca lo stress cortisolo-dipendente, mentre la collaborazione richiesta a bordo rinforza le competenze sociali, spesso compromesse dall'isolamento indotto dalla malattia. Il modello AIL dimostra che esistono margini per ampliare l'offerta terapeutica oltre le mura ospedaliere, coinvolgendo territorio e infrastrutture sportive.
Un network tra istituzioni, volontariato e sanità pubblica
L'Itaca Day nasce dalla collaborazione tra AIL Rimini, Club Nautico Rimini e Lega Navale Italiana – Sezione di Rimini. Questa sinergia è significativa: in un contesto in cui i servizi sanitari pubblici sono sotto pressione, il terzo settore assume funzioni integrative sempre più rilevanti. Eduardo Pinto, presidente AIL Rimini, e Giuseppe Navoni, consigliere nazionale AIL, rappresentano una rete associativa che copre l'intero territorio nazionale, con 81 sezioni locali e oltre 15.000 volontari.
Il progetto Sognando Itaca non è isolato, ma si inserisce in un ecosistema più ampio gestito da AIL che risponde a bisogni complessi: non solo cura medica, ma sostegno psicologico, reintegrazione sociale e riappropriazione del corpo dopo le chemioterapie. La domanda è se il sistema sanitario italiano possa istituzionalizzare tali pratiche, superando la logica della delega al volontariato.
Nel 2023, il Fondo Sanitario Nazionale ha destinato circa 131 miliardi di euro alla sanità pubblica, ma gli investimenti in prevenzione e terapie non farmacologiche restano marginali. L'esperienza di Rimini suggerisce che le partnership pubblico-privato-sociale potrebbero moltiplicare l'efficacia delle risorse, trasformando strutture esistenti – come i circoli nautici – in presidi di salute diffusa. La vela-terapia richiede costi contenuti rispetto ai trattamenti farmacologici, ma necessita di coordinamento, formazione e valutazione scientifica continuativa.
Non solo vela: un modello terapeutico applicabile ovunque
AIL descrive la navigazione come «metafora concreta del percorso vissuto ogni giorno dai pazienti». Il nome stesso del progetto si ispira al viaggio di Ulisse: affrontare il mare significa gestire imprevisti, coordinare sforzi collettivi e tollerare l'incertezza. Queste competenze sono perfettamente trasferibili nel percorso oncologico, dove la capacità di adattamento influenza profondamente la qualità della vita. Esperienze pilota in altre regioni raccolgono risultati positivi, ma frammentari. Un protocollo nazionale, validato da enti come l'Istituto Superiore di Sanità, permetterebbe di integrare la vela-terapia nei Percorsi Diagnostico-Terapeutici Assistenziali (PDTA) oncologici, garantendo accesso uniforme e monitoraggio sistematico.
L'appuntamento di Rimini accende i riflettori su un percorso prezioso, aprendo la strada a una continuità nel tempo. L'obiettivo è rendere queste esperienze costanti, replicabili e accessibili a tutti, anche lontano dal mare. Modelli come il trekking assistito, il cicloturismo terapeutico o le attività in montagna permettono infatti di estendere la filosofia della vela-terapia ad altri contesti geografici, mantenendo intatta la stessa essenza: recuperare il corpo, ricostruire legami e riconquistare spazi di normalità.