Quaranta giorni di isolamento e navigazione controllata per la MV Hondius, la nave da crociera finita al centro di un focolaio di hantavirus che ha coinvolto oltre sessanta passeggeri e membri dell’equipaggio. L’episodio, ricostruito anche dal quotidiano spagnolo «El País», riaccende un tema che l’Italia conosce bene: la vulnerabilità delle grandi infrastrutture del turismo di massa quando diventano teatro di un’emergenza sanitaria. Mentre le autorità portuali esitavano ad autorizzare lo sbarco, i passeggeri – tra cui almeno dodici italiani – si sono ritrovati in uno scenario che richiama i primi mesi del Covid-19, quando le navi da crociera si trasformarono in incubatori virali galleggianti.
La vicenda della Hondius non è un incidente isolato, ma il sintomo di una tensione strutturale nel modello economico del turismo europeo. L’Italia, che nel 2025 ha registrato 13,2 milioni di passeggeri crocieristici secondo i dati di Assoporti, dipende da un settore che genera circa 4,8 miliardi di euro l’anno solo nei porti nazionali. Venezia, Civitavecchia, Genova e Napoli sono snodi chiave delle rotte mediterranee, ma i protocolli sanitari introdotti dopo il 2020 si sono progressivamente allentati. La spinta delle compagnie a comprimere tempi di imbarco e costi di screening ha finito per prevalere sulle raccomandazioni dell’Istituto Superiore di Sanità, che già nel 2024 invitava a mantenere controlli rafforzati sulle rotte considerate a elevato rischio zoonotico.
Perché il virus ha trovato terreno fertile a bordo
La MV Hondius non è una nave qualunque, ma un gioiello della navigazione polare progettato per le "expedition" di lusso, con biglietti che superano agevolmente i 15.000 euro a persona. Progettata per un’élite di fotografi naturalisti, blogger e avventurieri, la vita a bordo ruota attorno a punti di osservazione panoramici in plancia e sale conferenze dove si dibatte di ecologia polare con esperti del settore.Il viaggio prevede tappe spettacolari tra la Penisola Antartica, la Georgia del Sud e le remote isole dell’Atlantico meridionale, un itinerario studiato per una cerchia ristretta di blogger di viaggio, fotografi naturalisti e avventurieri professionisti.