Seicento professionisti del cinema francese hanno firmato un appello contro Vincent Bolloré alla vigilia del Festival di Cannes 2026. Tra i firmatari figurano nomi come Adèle Haenel e Juliette Binoche, che denunciano la concentrazione del potere mediatico nelle mani dell'imprenditore bretone attraverso il controllo di Canal+, Vivendi e una galassia editoriale che include case editrici e canali televisivi. L'accusa è netta: Bolloré rappresenta una minaccia alla diversità culturale francese, trasformando i media in strumenti di propaganda conservatrice. Per l'Italia, il caso solleva interrogativi immediati: il nostro sistema mediatico è davvero più pluralista, oppure nasconde concentrazioni altrettanto pericolose sotto forme diverse?
L'impero Bolloré e la trasformazione di Canal+
Vincent Bolloré ha costruito negli ultimi dieci anni una delle concentrazioni mediatiche più discusse d'Europa. Il gruppo Vivendi, di cui controlla oltre il 27%, possiede Canal+ e una rete di canali tematici che coprono informazione, sport e intrattenimento. A questo si aggiunge il controllo su case editrici come Hachette e Editis, che insieme rappresentano una quota significativa del mercato librario francese. La trasformazione di Canal+, storico bastione del cinema d'autore e del giornalismo indipendente, in un contenitore più allineato a posizioni conservatrici ha suscitato allarme tra i professionisti della cultura. La nomina di direttori editoriali vicini alla destra tradizionalista e la riduzione degli spazi dedicati al cinema indipendente sono indicatori di un cambio di rotta che va oltre le scelte imprenditoriali.