Articolo di Daria Dergacheva, tradotto da L'Analista, pubblicato originariamente con il titolo «AI warfare triggers Putin, as Kremlin moves to dismantle the last pieces of Russian internet» su Global Voices il 18 aprile 2026 e ripubblicato ai sensi della licenza Creative Commons Attribuzione 3.0. La sintesi audio è un adattamento redazionale a cura de «L'Analista».
Sintesi audio: per ogni dato e riferimento fa fede il testo.
Di Daria Dergacheva
All'inizio di aprile 2026, i tentativi del governo russo di limitare l'accesso a tutto ciò che sfugge al suo controllo su internet hanno subito una drastica accelerazione. Oltre ai continui blackout della rete mobile — tra cui uno senza precedenti nella capitale, durato tre settimane — è in corso una guerra alle VPN, i tentativi di sperimentare le cosiddette «white list» sia per le connessioni mobili sia per quelle domestiche, e il blocco dell'ultimo messenger «occidentale», Telegram.
Potrebbe sembrare una coincidenza, ma la guerra israelo-americana contro l'Iran, denominata «Operazione Epic Fury» e caratterizzata da un massiccio impiego dell'intelligenza artificiale in chiave bellica, è scattata il 28 febbraio — una settimana prima dell'interruzione totale della rete mobile a Mosca. Nei primi giorni del conflitto, fino al 3 marzo, ben 17 alti funzionari governativi e militari iraniani sono stati uccisi in attacchi mirati strategici che hanno impiegato strategie di guerra basate sull'IA.
Il sistema Maven e la guerra algoritmica
Secondo la BBC, dal 28 febbraio gli Stati Uniti hanno lanciato oltre 11.000 attacchi contro l'Iran, molti dei quali identificati dal progetto Marvin AI. Maven Smart Systems è un progetto della società Palantir che sviluppa soluzioni abilitate dall'IA per il Pentagono dal 2017. Maven utilizza algoritmi di machine learning per analizzare e fondere grandi quantità di dati di sorveglianza provenienti da fonti multiple, reso possibile attraverso l'integrazione dei dati. Dal 2025 integra anche grandi modelli linguistici (LLM), come Claude di Anthropic, per potenziare la fusione intelligence, il targeting e l'accelerazione del processo decisionale. I dati usati dal progetto per analizzare e identificare potenziali obiettivi includono fotografie, immagini satellitari, dati di geolocalizzazione (indirizzo IP, geotag, metadati, ecc.) ricavati da intercettazioni di comunicazioni, sensori a infrarossi, radar ad apertura sintetica e altro ancora.
L'impiego dell'IA bellica contro l'Iran è stato criticato dagli esperti. In un'intervista con France 24, la professoressa di teoria politica Elke Schwarz ha descritto la radicale accelerazione sia del processo di identificazione degli obiettivi militari tramite intelligenza artificiale sia della velocità decisionale riguardo agli attacchi, sottolineando che nelle sole prime 24 ore di quel conflitto gli Stati Uniti hanno lanciato mille missili al giorno — circa 41 all'ora — contro obiettivi specifici. Secondo la Schwarz, ciò implica una sostanziale assenza di supervisione umana su tali decisioni, poiché è fisicamente impossibile garantire un simile livello di controllo. La professoressa ritiene che sia estremamente pericoloso, soprattutto considerando che i modelli di IA hanno un tasso di affidabilità compreso tra il 25 e il 50 per cento, il che significa che si sbagliano molto spesso. Ha aggiunto che i legislatori e le organizzazioni internazionali devono intervenire per determinare la liceità o meno dell'utilizzo di tali modelli nelle operazioni militari.
Mosca offline: la mano dell'FSB
Sebbene un'analisi delle specifiche tecniche di come iniziative di guerra basate sull'IA come Project Maven identifichino i bersagli umani esuli dall'ambito del presente articolo, è possibile che l'interruzione della maggior parte della rete mobile a Mosca dal 6 al 24 marzo — così come le altre misure di controllo sugli ultimi frammenti della rete russa — sia stata innescata proprio dall'impiego dell'IA bellica, stando ad alcune fonti ucraine.
TV Rain e altri media indipendenti hanno riferito che Putin era molto preoccupato per la propria incolumità dopo il rapimento del venezuelano Nicolás Maduro da parte degli Stati Uniti. Varie fonti hanno anche sostenuto che la paranoia di Putin si sia acuita dopo il «cinico omicidio» — come Putin stesso l'ha definito — di Khamenei e di altri alti funzionari iraniani.
L'unico commento che i giornalisti sono riusciti a ottenere sul blocco senza precedenti di Mosca è venuto dal portavoce di Putin, Peskov, che ha continuato a ripetere che tutto era stato fatto in nome della «sicurezza». I blackout della rete mobile vanno avanti in Russia da mesi, ma non erano mai stati applicati su una scala simile. Il collasso ha travolto non solo una larga fetta del settore dei servizi digitali moscovita, ma anche la metropolitana, i supermercati e persino i bagni pubblici. Il media russo indipendente The Bell ha scritto che, secondo le sue fonti, l'ordine di limitare l'accesso a internet in determinati quartieri di Mosca è stato impartito agli operatori dal Servizio Scientifico e Tecnico (STS) dell'FSB, il principale servizio di sicurezza russo.
I blackout «sono arrivati dall'alto», ha confermato un funzionario governativo. Stando alla fonte, il governo non ne conosceva i motivi, ma la giustificazione addotta era il contrasto alle minacce, senza specificare di quale tipo. «Dal STS dell'FSB è arrivata una certa mappa, con indicate le zone in cui la rete andava disattivata. Nel frattempo, i rappresentanti delle forze dell'ordine hanno lasciato capire con chiarezza che non era una loro decisione; era stata passata anche a loro dall'alto», ha detto una delle fonti di The Bell.
Telegram bloccato, VPN nel mirino
In seguito, il messenger più diffuso e l'ultimo rimasto di matrice «occidentale», Telegram, è stato bloccato, nonostante persino i soldati impegnati in Ucraina si fossero dichiarati apertamente contrari al provvedimento. Eppure il fondatore di Telegram, Pavel Durov, ha dichiarato che, anche dopo il blocco, quasi 65 milioni di persone in Russia continuano a usare Telegram ogni giorno.
Subito dopo, Roskomnadzor, l'agenzia esecutiva federale responsabile dei mezzi di comunicazione di massa, ha tentato di bloccare il traffico VPN, e metà dei servizi internet russi ha smesso di funzionare, incluse le app bancarie e i servizi statali. Alcuni specialisti IT e media — persino quelli fedeli allo Stato, come Nataliya Kasperskaya — hanno scritto che Roskomnadzor, «nella frenesia di combattere i metodi per aggirare i blocchi, ha buttato giù metà dei servizi del Runet». La Kasperskaya ha poi dovuto cancellare il post e scusarsi pubblicamente.
Roskomnadzor e il Ministero dello Sviluppo Digitale hanno poi imposto alle piattaforme ancora attive in Russia — il motore di ricerca Yandex, il social VK e il mercato online Ozon — di bloccare gli utenti che accedono ai loro servizi tramite VPN. Secondo alcune fonti, minacciate di misure punitive come l'esclusione dalle white list e la revoca delle licenze operative, le aziende sono state costrette a firmare un accordo di conformità. Nonostante il rischio che il blocco danneggi i loro affari e vanifichi eventuali strategie internazionali, ci sono prove che le aziende abbiano già cominciato ad adeguarsi, pur avendo la maggior parte di esse proprietari e amministratori delegati strettamente collegati al Cremlino. Alcuni giornalisti investigativi hanno persino avanzato l'ipotesi che alcune delle piattaforme sopravvissute portino profitti a Putin e ai suoi amici, i fratelli Kovalchuk.
Ogni app diventa spyware
Le aziende sono ora obbligate a sorvegliare i propri utenti e a trasmettere i dati alle autorità. Il rilevamento delle VPN è previsto in tre fasi: innanzitutto le aziende devono determinare l'indirizzo IP dell'utente; poi devono ricercare, tramite le proprie applicazioni, tracce di strumenti di elusione sul dispositivo; infine sono tenute a verificare i dispositivi che operano su sistemi diversi da Android e iOS.
È fondamentale capire, scrive The Bell, che si tratta di un passaggio dalla censura internet passiva all'applicazione attiva. «In sostanza, ogni app di quel tipo diventerà uno spyware», spiega uno sviluppatore di VPN. In altri termini, qualsiasi app di una piattaforma online russa rischia di diventare simile a Max. Con ogni probabilità, nel prossimo futuro le applicazioni legate alla Russia traccerà l'utilizzo delle VPN e invierà i dati raccolti per procedere al blocco. «Si tratta di una misura altamente efficace e difficile da aggirare».
I siloviki al comando
Il giornalista investigativo Andrei Zakharov spiega nel podcast di Meduza che Alexandra Prokopenko, autrice di un libro sulle élite russe del regime putiniano, ha scritto di recente che Putin e gli altri esponenti anziani dei siloviki sono ormai i veri detentori del potere al Cremlino. Zakharov sottolinea che, se quel gruppo percepisce una minaccia — reale o immaginaria — chiude semplicemente tutto, perché vuole sapere con esattezza cosa i russi pensano, dicono, guardano e fanno in rete.
Un'ulteriore conferma del fatto che Putin e i siloviki abbiano preso sul serio la guerra algoritmica è data dal fatto che il leader russo ha cominciato ad affrontare attivamente il tema dell'IA. In una riunione, Putin ha parlato dell'importanza di sviluppare LLM nazionali e di introdurli in ogni istituzione, comprese le forze armate. Il che stride fortemente con i continui blackout della rete e con il blocco di tutti i servizi tecnologici stranieri. Per di più, a causa della guerra al traffico internazionale e alle VPN, persino l'accesso a innovazioni open source come GitHub o Hugging Face risulterebbe gravemente compromesso.
L'IA russa sul campo in Ucraina
Vale la pena notare che la Russia ha già fatto ricorso all'IA nella guerra contro l'Ucraina, sebbene attraverso modelli settoriali, di nicchia, con obiettivi specifici. Come rileva il Center for Strategic and International Studies, i developer russi stanno usando modelli linguistici open source — Mistral, Qwen, LLaMA e YOLO — per creare programmi destinati a piattaforme militari autonome con elementi di IA. Si tratta di droni e altri veicoli aerei senza pilota, nonché di sistemi di guida e intercettazione. In questo modo la Russia dipende meno dalle sanzioni — i modelli sono liberamente disponibili — e i suoi sviluppatori non devono crearli da zero, bensì costruire soluzioni militari basate sull'IA partendo da strumenti open source già esistenti.
Prima della guerra in Ucraina, la Russia disponeva di un programma di sviluppo dell'IA fino al 2030, organizzava hackathon e alimentava startup. Alcuni esperti avevano persino previsto che la Russia, forte del suo potente sistema di formazione matematica e dei finanziamenti per lo sviluppo dell'IA, avrebbe potuto diventare un attore di nicchia di rilievo nel settore. Oggi Putin torna a parlare di IA, ma con un'enfasi su difesa, guerra e sovranità. Esiste anche la possibilità che le soluzioni di IA straniere vengano bloccate nel 2027, nell'ambito di questa nuova strategia.
Il caso FindFace e il riconoscimento facciale
Tuttavia, anche gli sviluppi dell'IA pre-bellica in Russia hanno avuto conseguenze contraddittorie. Lo ha messo in luce un recente scandalo scoppiato quando è emerso — secondo un'inchiesta di Le Monde e Forbidden Stories — che l'Iran aveva acquisito il sistema di riconoscimento facciale FindFace della società russa NtechLab per reprimere le proteste.
Gli stessi sistemi di riconoscimento facciale erano già in uso in Russia prima della guerra con l'Ucraina. A Mosca hanno contribuito a identificare i manifestanti, e durante il conflitto hanno individuato i coscritti che cercavano di sottrarsi all'arruolamento e all'invio al fronte. Sebbene in Russia non esista ancora un blackout totale di internet come in Iran, né una rete domestica chiusa come in Corea del Nord, il modello russo si avvicina giorno dopo giorno a entrambi.
Articolo di Daria Dergacheva, tradotto da L'Analista, pubblicato originariamente con il titolo «AI warfare triggers Putin, as Kremlin moves to dismantle the last pieces of Russian internet» su Global Voices il 18 aprile 2026 e ripubblicato ai sensi della licenza Creative Commons Attribuzione 3.0. La sintesi audio è un adattamento redazionale a cura de «L'Analista».