Sintesi audio: per ogni dato e riferimento fa fede il testo.
L’idea è ancora quella: giovane adulto (o meno giovane) che vive nella stanza dell’adolescenza, poster tolti o coperti da una libreria improvvisata, portatile sulla scrivania dove prima c’erano i quaderni di scuola. Per anni la parola utilizzata è stata «bamboccione». Un’etichetta comoda, nata in un’altra fase economica, usata per descrivere chi, pur avendo un lavoro, restava dai genitori. La narrativa implicita: mancanza di autonomia, poca voglia di responsabilità, prolungamento dell’adolescenza. Oggi, guardando dentro molte case italiane, quel termine regge sempre meno.
Secondo il Rapporto annuale Istat, nel 2024 circa due giovani su tre tra i 18 e i 34 anni risultano ancora nel nucleo familiare originario, una quota cresciuta di oltre 8 punti percentuali rispetto all’inizio degli anni duemila.
Le mura domestiche diventano così un ammortizzatore sociale dove i genitori mettono a disposizione il patrimonio di una vita: una casa già pagata, le utenze garantite e un sostegno diretto alle spese quotidiane. I figli portano redditi incerti, competenze digitali, gestione di pratiche, supporto nella cura quotidiana. In salotto passano le bollette, le ricette elettroniche, gli home banking da decifrare.
Non è più, semplicemente, un giovane che «non se ne va». È una famiglia che mette in comune quello che ha per parare i colpi di un futuro incerto. Sullo sfondo ci sono città dove metà stipendio non basta nemmeno per un monolocale, affitti brevi che sottraggono appartamenti dal mercato tradizionale, contratti a tempo determinato che rendono difficile anche solo pensare a un mutuo. Uscire di casa, per molti, significherebbe sacrificare risparmi, tempo, capacità di fronteggiare imprevisti.
Tra le pareti domestiche si consumano micro-negoziati quotidiani: quote di spesa, turni e confini invisibili. Gli spazi si ibridano e si risemantizzano: l’ex cameretta si sforza di essere un monolocale, il soggiorno si fa ufficio per poi tornare stanza comune, mentre la cucina rimane il tavolo dove si decide tutto, dalle bollette alla spesa, e dove si impara a convivere di nuovo.
Lo stigma del «bamboccione» crolla non appena si guarda fuori dalla finestra. Tra case dai prezzi folli e lavori che non danno certezze, vivere con i genitori smette di essere un vizio e diventa l'ultima difesa possibile. Non è un problema di carattere, ma di sopravvivenza: la famiglia è diventata l'ammortizzatore di un sistema che ha smesso di dare ai giovani gli strumenti per camminare da soli.
Resta una domanda di fondo: quando i genitori di domani non avranno più alle spalle le case e i risparmi di quelli di oggi, chi reggerà il peso economico ed emotivo che finora è stato assorbito dalle mura domestiche? Il timore è che, finita questa generazione di «genitori-ammortizzatori», crolli l'intera impalcatura del nostro welfare privato.