La Guardia di Finanza di Palermo ha individuato e sequestrato un patrimonio di oltre 200 milioni di euro riconducibile a Matteo Messina Denaro, il boss di Cosa nostra catturato nel gennaio 2023 e deceduto pochi mesi dopo. L'operazione, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia siciliana, ha portato all'arresto di tre persone e al congelamento di beni e società distribuiti tra Andorra, Gibilterra, Isole Cayman, Lussemburgo, Svizzera, Libano, Monaco e diverse località spagnole della Costa del Sol.
Secondo le indagini, il tesoro sarebbe frutto del narcotraffico gestito dal mandamento di Castelvetrano sin dagli anni Ottanta, poi riciclato attraverso una rete di società offshore. I finanzieri hanno impiegato droni, scanner termici e team informatici per stanare wallet digitali e criptovalute. Tra gli arrestati figurano l'ex moglie e il figlio di un narcotrafficante vicino a Messina Denaro, originari di Campobello di Mazara, dove il boss aveva i suoi ultimi covi.
Il caso si inserisce nel più ampio sforzo investigativo per smantellare le ramificazioni finanziarie della mafia trapanese, dimostrando come capitali illeciti vengano sistematicamente occultati in giurisdizioni opache. Collaboratori di giustizia hanno confermato che parte dei proventi dalla droga alimentava direttamente le casse del mandamento e del suo vertice.