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Il Kenya si ribella contro il centro di quarantena Ebola americano

Washington sta costruendo il centro in Kenya al confine con l'Uganda, dove l'epidemia causata dalla variante Bundibugyo ha già provocato oltre mille casi sospetti e 246 morti tra Congo e Uganda.

Il Kenya si ribella contro il centro di quarantena Ebola americano
Photo by Jessica Pamp / Unsplash

Il governo del Kenya ha approvato formalmente il progetto dell'amministrazione Trump per la costruzione di un centro militare statunitense di quarantena anti-Ebola al confine con l'Uganda. La struttura sarà destinata esclusivamente all'isolamento e al trattamento dei cittadini americani contagiati o sospetti. Fonti sanitarie hanno confermato il via libera ufficiale alla Reuters, con le autorità di Nairobi che hanno giustificato la decisione inserendola nel quadro delle necessarie collaborazioni internazionali per fronteggiare l'emergenza.

L'accordo ha però scatenato un'immediata battaglia legale e forti apprensioni nel Paese. L'Istituto Katiba, un'organizzazione keniota per i diritti costituzionali, ha infatti impugnato il progetto davanti alla giustizia, denunciando che il piano è stato pianificato «in segreto e unilateralmente» e sollevando serie preoccupazioni costituzionali. Al coro di critiche si è aggiunto l'Africa CDC, che ha avvertito sul rischio concreto che il centro possa sovraccaricare il sistema sanitario keniota se non sarà accompagnato da risorse finanziarie aggiuntive da parte di Washington. Di fronte a queste accuse, il governo di Nairobi, che finora non ha registrato contagi interni, ha preferito evitare commenti diretti.

L'urgenza degli Stati Uniti è dettata dalla gravità dell'epidemia causata dalla variante Bundibugyo, un ceppo letale per il quale non esistono ancora né vaccini né terapie, e che ha già provocato oltre mille casi sospetti e circa 240 morti tra Congo e Uganda. L'intera vicenda mette a nudo le profonde tensioni geopolitiche tra le esigenze di sicurezza sanitaria globale delle superpotenze e la tutela della sovranità nazionale dei paesi africani, che si trovano esposti in prima linea a causa della loro vicinanza geografica ai focolai.

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