La chiusura dello Stretto di Hormuz rischia di innescare una crisi alimentare globale entro sei-dodici mesi. Lo ha avvertito la Fao, che invita governi e agricoltori ad agire subito: trovare rotte commerciali alternative, evitare restrizioni all'export, proteggere i flussi umanitari e accumulare riserve. Secondo Maximo Torero, capo economista dell'agenzia Onu, «la finestra per adottare misure preventive si sta rapidamente chiudendo» e le decisioni su fertilizzanti e importazioni prenderanno ora determineranno l'entità della crisi.
Anche la Commissione europea ha lanciato un «Piano fertilizzanti» per fronteggiare l'emergenza, ma le principali sigle agricole italiane – Coldiretti, Confagricoltura e Cia – lo giudicano «deludente». I prezzi dei fertilizzanti azotati sono cresciuti del 70% rispetto alla media 2024, tornando ai picchi del 2022 post-invasione russa dell'Ucraina. Nell'ultimo trimestre 2025, i rincari hanno colpito 24 Stati membri su 27, con punte del 16,8% in Romania.
La crisi dello Stretto di Hormuz rischia dunque di propagarsi dall'energia all'agricoltura, colpendo filiere già fragili e amplificando le tensioni sui mercati globali delle materie prime alimentari.