L’identità digitale italiana sta attraversando una fase di trasformazione radicale. Mentre lo SPID, pur ancora diffuso, è destinato al “pensionamento”, il baricentro si sposta sulla CIE (Carta d’Identità Elettronica) e, soprattutto, sull’IT Wallet (il portafoglio digitale italiano), il portafoglio digitale integrato nell’App IO che aggrega patente, tessera sanitaria e titoli professionali.
La promessa della dematerializzazione — meno password, procedure snelle, sicurezza automatizzata — si scontra con una realtà in cui l’innovazione, invece di abbattere le barriere, ne crea di nuove per chi non ha accesso agli strumenti digitali o non riesce a usarli con facilità.
Il passaggio dallo SPID alla CIE non è solo tecnologico, ma strutturale. Lo SPID ha funzionato grazie alla capillarità dei provider privati, in particolare Poste Italiane, che offrivano assistenza fisica e riconoscimenti via webcam, facilitando l’accesso anche ai meno avvezzi alla tecnologia.
La CIE è più sicura, ma non per tutti. Per usarla online serve uno smartphone con NFC, che molti modelli vecchi o economici non hanno. Bisogna poi gestire PIN e PUK, spesso smarriti o mai ritirati, e recuperarli non è semplice. Servono anche buone competenze digitali: per anziani o persone con difficoltà visive o motorie, persino inserire il PIN può diventare un ostacolo. Così uno strumento nato per facilitare l’accesso rischia di escludere proprio chi ne avrebbe più bisogno.
Si chiama "delega digitale", ma il problema di chi è solo e poco digitalizzato resta
Con l’IT Wallet finisce l’era del «foglietto della password». Per anni molti hanno risolto lo SPID consegnando codici a figli o nipoti: una scorciatoia molto diffusa, ma opaca. Ora arriva la delega digitale, che permette di autorizzare in modo formale, legale e tracciato un familiare a usare l’App IO al posto tuo.
Questo migliora la posizione di chi ha una rete di persone di fiducia, perché rende regolare ciò che prima avveniva ai margini delle regole. Non cambia però la condizione di chi è solo o non ha competenze digitali: queste persone erano in difficoltà già con lo SPID e rischiano di restarlo anche nel nuovo modello «un cittadino, un dispositivo», che di fatto presuppone o uno smartphone e le capacità per gestirlo, oppure un caregiver disposto a subentrare come delegato.
Se il sistema va in timeout, il cittadino torna al CAF
Fruire di un diritto tramite IT Wallet non è un gesto unico, ma un percorso a ostacoli, fatto di passaggi in cui il rischio di incepparsi resta costante. Il documento digitale deve essere valido e aggiornato; il dispositivo, compatibile e connesso; l’utente, in grado di orientarsi in interfacce che cambiano a ogni aggiornamento. A tutto questo si aggiunge la necessità che l’app nazionale dialoghi senza attriti con i sistemi regionali, spesso collegati da integrazioni tecniche fragili.
Chi non è autonomo continuerà a fare affidamento su CAF, patronati e uffici postali, che già oggi fungono da ponte con i servizi digitali. Il disegno dell’IT Wallet, però, non definisce ancora in modo esplicito il loro ruolo nel nuovo ecosistema.
Il vero indicatore del successo dell’IT Wallet non sarà quanti documenti contiene o quanti accessi registra, ma quante operazioni vanno a buon fine rispetto a quelle che si perdono per strada.