La Commissione europea ha inflitto una sanzione da 200 milioni di euro a Temu, la piattaforma di e-commerce del gruppo cinese PDD Holdings, per gravi carenze nella valutazione dei rischi dei prodotti venduti sul mercato europeo. L'accusa è precisa: migliaia di articoli — tra cui caricabatterie non conformi ai test di sicurezza elettrica e giocattoli per neonati con sostanze chimiche oltre i limiti di legge — immessi in circolazione senza che la piattaforma avesse identificato, analizzato e valutato diligentemente i rischi sistemici derivanti dalla loro offerta, come imposto dall'articolo 34 del Digital Services Act. È la sanzione più alta mai inflitta ai sensi del DSA, il regolamento entrato in vigore nel 2024 per imporre responsabilità dirette alle piattaforme digitali, superando i 120 milioni comminati a X di Elon Musk nel dicembre 2025. Temu ha tempo fino al 28 agosto 2026 per presentare alla Commissione un piano d'azione correttivo: in caso di mancato adeguamento rischia ulteriori sanzioni. Per l'Italia, dove Temu ha registrato una crescita di utenti del 340% nel 2025 secondo i dati di SimilarWeb, la decisione di Bruxelles rappresenta una protezione concreta: ogni giorno migliaia di consumatori italiani ricevono pacchi da magazzini cinesi senza sapere se i prodotti acquistati rispettano gli standard europei su materiali tossici, sicurezza elettrica, protezione dei minori.
La portata della sanzione e il meccanismo del DSA
Il Digital Services Act introduce un principio rivoluzionario: le piattaforme non sono più semplici intermediari neutrali, ma attori responsabili di ciò che vendono o diffondono. Nel caso di Temu, la Commissione ha accertato che l'azienda non disponeva di sistemi adeguati per identificare prodotti potenzialmente pericolosi prima di metterli in vendita. Giocattoli con piccole parti staccabili, apparecchi elettrici senza certificazioni CE, cosmetici con sostanze vietate dal regolamento REACH: la lista emersa durante le ispezioni condotte tra febbraio e aprile 2026 documenta oltre 15.000 inserzioni problematiche solo sul mercato italiano. La multa equivale al 4% del fatturato globale annuo di PDD Holdings, entro il limite massimo del 6% previsto dal DSA per le violazioni gravi delle piattaforme di grandissime dimensioni. Un segnale forte, dopo mesi in cui le piattaforme cinesi avevano risposto alle richieste di conformità con modifiche superficiali e ritardi sistematici.
Per le aziende italiane del commercio elettronico, la decisione cambia gli equilibri competitivi. Mentre operatori come Yoox o Privalia devono sottostare a controlli rigorosi su ogni fornitore, Temu aveva operato in una zona grigia: spedizioni dirette dalla Cina, prezzi stracciati grazie all'esenzione doganale per pacchi sotto i 150 euro, nessuna verifica preventiva. Ora il DSA impone parità: tutti devono garantire che i prodotti venduti in Europa rispettino le stesse regole. L'Autorità garante della concorrenza italiana aveva già aperto un'istruttoria nel marzo 2025 per pratiche commerciali scorrette, ma senza gli strumenti sanzionatori del regolamento europeo. La multa di Bruxelles arriva dove le autorità nazionali non potevano arrivare da sole.
I controlli alla frontiera, per ora molto blandi
La sanzione a Temu solleva una contraddizione ancora aperta. Il DSA attribuisce alle piattaforme la responsabilità di valutare i rischi, ma i prodotti entrano fisicamente in Europa attraverso dogane che non hanno risorse per ispezionare milioni di piccoli pacchi. Nel 2025, secondo i dati dell'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, solo nei primi venti giorni di gennaio 2026 Malpensa ha già perso oltre trenta voli cargo dalla Cina per effetto della tassa sui mini-pacchi — un segnale che il flusso è imponente e difficilmente controllabile. La maggior parte delle spedizioni passa senza verifiche fisiche, affidata alla buona fede dichiarativa dei venditori. Il DSA sposta l'onere della prova sulle piattaforme, ma non risolve il problema strutturale: come verificare realmente la composizione chimica di un rossetto venduto a 2 euro o la sicurezza di un caricabatterie USB a 1,50 euro quando il margine di profitto è così ridotto da scoraggiare qualsiasi investimento in controlli di laboratorio?
La Commissione sta finanziando un progetto pilota con laboratori accreditati in cinque Stati membri, tra cui l'Italia, per testare a campione i prodotti più venduti sulle piattaforme cinesi. Contestualmente, la riforma doganale europea abolirà dal 1° luglio 2026 l'esenzione per i pacchi sotto i 150 euro, applicando un dazio fisso di 3 euro per spedizione fino al 2028, quando entrerà in vigore il regime permanente. La combinazione tra responsabilità digitale delle piattaforme e controlli fisici potenziati potrebbe chiudere la forbice tra normativa e realtà, ma richiede investimenti che finora nessuno Stato membro ha stanziato in misura adeguata.